22 mag 2013

Sport


La cronaca di...Simone Bianchi

Ci si preparava a far scorrere i titoli di coda su un campionato a dir poco osceno e invece, nemmeno fosse stato sceneggiato da Spielberg o da Tarantino, l’undici neroverde ci ha regalato un finale degno del miglior thriller da grande schermo. Ma andiamo con ordine, ripartendo da dove ci eravamo lasciati, precisamente alla vigilia della partita disputata all’Ezio Ricci contro il Real Carsoli. Contro i baby dell’allenatore/giocatore Pappalardo i ragazzi di mister Colella non vanno oltre l’1-1 scaturito a seguito delle reti proprio di Colella per il Pratola e di Lupo per il Carsoli. Successivamente i nerostellati andavano ad affrontare i già salvi “cugini” del Pacentro in un derby di fondamentale importanza per la stagione poiché poteva portare 3 punti importantissimi per il discorso salvezza, uscendo invece sconfitti per 3-1 in un comunale che nelle ultime stagioni era stato terra di conquista per la formazione pratolana e che invece peggiora ulteriormente la stagione buttando i neroverdi in una vera e propria corsa per evitare l’incubo play-out e l’onta della retrocessione. Per dovere di cronaca, di Colella la rete degli ospiti mentre per i locali, a segno Cuccurullo Eduardo, Cimaglia e La Gatta. Ma se la dea della fortuna è bendata sappiamo benissimo che la sfortuna ha una vista perfetta ed è infatti, tra le mura amiche contro la compagine dell’Hatria, che ha luogo l’horror moment del Pratola, riflesso dello scempio operato dalla dirigenza e dalla squadra in questa stagione. Dopo essersi portato in vantaggio, al terzo minuto della ripresa, con un imperioso stacco del difensore Cavasinni, il pubblico pratolano assiste a un finale che lascia l’amaro in bocca. Al 34’ della seconda frazione di gioco, il centrale Forcella(tra l’altro ex Torrese) viene sostituito ed  espulso per aver assunto un comportamento indecoroso nei confronti del pubblico locale, nonostante fosse stato graziato più e più volte nel corso del match avendo scambiato il rettangolo di gioco per un ring di boxe. Ne segue un’enorme perdita di tempo che viene tradotta in ben otto minuti di recupero dal direttore di gara. Ed eccoci giunti al beffone che si concretizza al 52’ del secondo tempo, quando gli ospiti pareggiano il conto con un rasoterra di Amelii S. che si insacca alle spalle di Penna. Al triplice fischio, la tifoseria nero verde, inferocita per la gestione e l’esito del match, monta una rissa in pieno stile far west sedata solo dall’arrivo delle forze dell’ordine che hanno dovuto scortare la squadra ospite sino al casello autostradale. Giunti a questo punto, rimaneva una sola gara da disputare, per di più contro l’Avezzano Calcio, vera dominatrice del campionato che, infatti, rispettando il pronostico infligge un sonoro 3-1 alla squadra di mister Colella con le reti di Di Genova, Paolini e Venditti, di Zaurrini la rete pratolana. Giocando con la matematica, calendario alla mano, il Pratola portava dieci lunghezze di vanatggio sul Sant’Omero e quindi teoricamente condannava la stessa compagine alla retrocessione, tuttavia, c’era ancora da disputare il recupero tra Sant’Omero e Pontevomano e, in pieno made in Italy, veniva sfornato un biscotto a reti bianche che portava il Pontevomano ai play off e il Sant’Omero a giocarsi l’importante chance della permanenza in promozione proprio contro il Pratola. La partita di andata dei play out si è disputata sul campo della peggio piazzata in classifica, ovvero il Sant’Omero, e ha visto il Pratola imporsi per 3-2 dopo una partita che ha seguito il copione dell’intera stagione. Forte delle reti di Sabatini e Colella, realizzate rispettivamente al 40’ del primo tempo e al 23’ della ripresa, l’undici neroverde è riuscito a sprecare il doppio vantaggio facendosi raggiungere dalle reti di Di Leonardo e di Florà, agganciando il treno vittoria solo nei minuti di recupero con un gol del centrale Zaurrini.
Un risultato che fa ben sperare per la gara di ritorno all’Ezio Ricci in cui è lecito augurarsi che venga messa la parola fine a una stagione che è stata un autentico calvario per i tifosi.

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Good bye Sir Alex Ferguson, con te si chiude un'era

“I grandi amori, come i grandi spettacoli, non dovrebbero mai finire”. Con questa frase, il telecronista fazioso Carlo Pellegatti è solito suggellare le vittorie del Milan. Con la stessa frase, si può esprimere l'amarezza per il ritiro dal calcio di uno degli allenatori più vincenti dell'ultimo trentennio: Sir Alex Ferguson. Il 71enne tecnico scozzese ha segnato un'epoca calcistica, rivoluzionando la figura dell'allenatore che con lui è diventata anche direttore generale, motivatore, responsabile di mercato e, soprattutto, padre per i suoi calciatori. Tutto ebbe inizio nel lontano novembre 1986, quando questo signorotto scozzese cresciuto tra porto (dove lavorava come tornitore) e campi di periferia, arrivò in punta di piedi in Inghilterra dopo aver vinto 11 trofei in patria con l'Aberdeen, tra cui una Coppa delle Coppe contro il Real Madrid e la Supercoppa Europea contro l'Amburgo. Lo United è a secco di vittorie da 26 anni, e si affida a Ferguson per provare a voltare pagina. A conti fatti, si rivelerà una scelta azzeccatissima. Dopo 3 anni e mezzo mette in bacheca la Coppa di Lega, primo di una lunga serie di titoli (saranno 38 alla fine) che hanno portato dritto dritto Fergie nelle pagine di storia del calcio mondiale. La lunga epopea è segnata da tappe fondamentali, indelebili, che hanno contribuito a fare la grandezza di questo allenatore. La prima fu la vittoria incredibile della Champions League '98/'99 contro il Bayern di Monaco: i suoi uomini, sotto per 1-0 a pochi minuti dal termine, riuscirono a ribaltare il risultato nel recupero con la coppia Sheringham-Solskjaer e a riportare la coppa dalle grandi orecchie a Manchester dopo più di 30 anni dalla prima, centrando inoltre uno storico “triplete”. Qualche mese più tardi, Ferguson è insignito del titolo di “Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico” dalla regina in persona, da cui nasce il famoso appellativo “Sir”. Di Champions intanto ne arriverà un'altra nel 2008 contro i rivali del Chelsea, mentre nulla si è potuto nel 2009 e nel 2011 contro lo strapotere del Barcellona di Guardiola, capace di fermare la corsa dei Diavoli di Manchester proprio nell'atto finale. Attorno a questi due paletti, che segnano i picchi di un percorso sempre al top, troviamo qualcosa come 13 campionati inglesi, 5 FA Cup, 4 Coppe di Lega, 10 Supercoppe Europee, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Internazionale e un Mondiale per club. Basterebbe semplicemente questo elenco, senza aggiungere nulla in più, per comprendere quanta storia si porterà dietro il manager dei “Red Devils” con il suo ritiro. Come già detto però, oltre che allenatore Ferguson è stato un responsabile del calciomercato e un padre per i suoi players. Per quanto riguarda il primo aspetto, curato nei minimi dettagli dallo scozzese, basti pensare ai tanti ragazzi arrivati quasi da sconosciuti ad Old Trafford, salvo poi diventare campioni veri: Cantona, Veron, Giggs, Beckham, Rooney, Cristiano Ronaldo sono solo alcuni nomi di una lista ben più lunga. E quando non bastava individuare i calciatori funzionali al progetto, li andava a prendere di persona come successo con Berbatov nell'estate del 2008, quando il bulgaro venne prelevato direttamente all'aeroporto e letteralmente strappato alla concorrenza dei cugini del City. Chiaramente, per gestire un gruppo ben amalgamato di giovani e più esperti, il semplice allenatore può non bastare. 
Ferguson mentre solleva la Champions appena conquistata nella finale di Mosca
contro i rivali del Chelsea
Ecco allora che subentra il Ferguson “padre”, capace di usare il bastone e la carota con tempismo perfetto. Ne sa qualcosa Beckham, che durante una sfuriata di Sir Alex nello spogliatoio a seguito dell'eliminazione in FA Cup per mano dell'Arsenal (2003), si becca uno scarpino in faccia senza mezzi termini. Ne sa qualcosa anche Rooney, che prima annuncia di voler lasciare il club nell'ottobre 2010, poi grazie alla mediazione e alle cure quasi paterne del baronetto scozzese ci ripensa e firma il prolungamento fino al 2015. L'8 maggio rappresenta la deadline di una storia bellissima. L'annuncio è arrivato così, come un fulmine a squarciare il cielo di Manchester, probabilmente dovuto a qualche acciacco fisico di troppo e ad una moglie che reclama più tempo con suo marito. Per dirla ancora alla Pellegatti maniera, il grande amore che lo ha legato al Manchester United e alla sua gente, e il grande spettacolo che ha offerto a tutti gli amanti del calcio, dovrebbero non avere una fine, per far sì che in qualsiasi momento ci sia un esempio per tutti su come si deve essere uomini, prima ancora che allenatori.

Luigi Polce

Sport


VIA LA SCIARPA, RESTANO I PROBLEMI!

Qualche numero fa, vi ho parlato della situazione degli stadi italiani, andandola ad analizzare sotto diversi aspetti e in un'ottica generale. Adesso vorrei addentrarmi più nello specifico, toccando una delle tante fattispecie che vanno a comporre il problema, partendo da un'esperienza personale. Mercoledì 8 maggio, allo Stadio Adriatico di Pescara, si è giocata Pescara-Milan, appuntamento imperdibile per me come per altri tanti pratolani con il rossonero nel cuore. Per l'occasione c'erano anche i miei zii e mio cugino, residenti in Svizzera e tornati a Pratola per la festa della Madonna. I presupposti per una giornata gradevole all'insegna della famiglia c'erano tutti, e in effetti così è stato. Ma un piccolo episodio è andato a macchiare il tutto. 
Parlando con mio cugino prima della partita, gli spiegavo di rispettare i tifosi locali e di non esporre troppo la sua passione rossonera, visto che comunque per noi era una trasferta, e ci si poteva aspettare una reazione poco amichevole da parte di un pubblico depresso dopo la matematica retrocessione in B.
Entrati nello stadio, ci sistemiamo ai nostri posti e assistiamo alla partita e ai 4 goal dei ragazzi di mister Allegri, esultando con pacatezza e godendoci la bellissima giornata di sole che la città dannunziana ci stava regalando. Terminata la partita, ancora con abbigliamento da tifosi addosso, ci rechiamo verso la macchina in tranquillità, quasi già dimentichi della partita appena trascorsa. 
Ad un tratto, un ragazzo invita mio cugino a togliersi la sciarpa, reo secondo lui di tifare Milan nella sua città. Noi lo ignoriamo all'inizio, e lui continua a seguirci chiedendo sempre a mio cugino da dove provenisse. Alla risposta “Svizzera”, il tifoso (se così si può definire), forse sentitosi preso in giro per l'improbabile (secondo lui) provenienza, tira via la sciarpa al mio parente elvetico e, scappando via, la lancia al di là delle recinzioni che separano la strada dallo stadio. E la scena si ripete altre volte ancora, come mi è stato successivamente raccontato, con altri tifosi rossoneri protagonisti. 
Noi comunque continuiamo per la nostra strada e andiamo via, non dando troppo peso alla cosa anche perchè sarebbe stato francamente inutile andare a controbattere sulla questione. Certo, un pochino dispiace visto che, per esempio, in Svizzera come in tanti altri paesi europei ci si insulta dagli spalti durante i 90 minuti, poi finisce tutto lì. Invece in Italia, il fatto calcistico diventa fatto personale, e se qualcuno indossa una maglia o una sciarpa della squadra avversaria nella nostra città, ci sentiamo violati e deturpati quasi come se avessero fatto del male alla nostra famiglia. 
Ci tengo a precisare che non è mia intenzione fare di tutta l'erba un fascio, perchè dire che queste cose succedono solo a Pescara o che i tifosi di oggi sono tutti così sarebbe una mancanza di rispetto clamorosa verso tutte le persone che allo stadio si comportano in maniera esemplare. Purtroppo però, vedere certe scene dovute a futili motivi pallonari fa riflettere perchè, come ben sanno le persone più grandi di me, i problemi nella vita sono altri e non riguardano certo 22 calciatori pagati profumatamente per quello che fanno. Tocca a noi responsabilizzarci, perchè per risolvere la questione non ci sono tessere del tifoso, tornelli o biglietti nominativi che tengano.

Luigi Polce

Musica


Perché R Sunemm sempre la stessa canzone?

Che fine hanno fatto le giovani band della nostra zona(Valle Peligna e dintorni)? Io ne vedo sempre meno, se togliamo quelle formate dagli ormai insaziabili "dinosauri" del settore, non c’è quasi più niente da dire (eccezione fatta per qualche piccolo caso che fortunatamente esiste); una povertà artistica tale da spalancare le porte a scellerate cover band alla conquista del mondo. Loro hanno la pellaccia dura e non scompariranno mai, anzi, trovano il loro ambiente ideale per svilupparsi e moltiplicarsi a dismisura. Autentico terrore per il gusto. Non vorrei mettere il dito nella piaga e passare per quello che odia le cover band, ma siete andati all’ultima edizione dell’Innominato Festival di cover organizzato dalle nostre parti? Siete riusciti a superare vivi e vegeti tutte le tribute band che si esibivano senza ricorrere a tavor o pozioni magiche? Allora siete dei duri e meritate il Guinness Word Record della pazienza. Dove stanno i Desio Presutti degli anni dieci? Capaci di portare avanti almeno sei o sette progetti musicali contemporaneamente? Forse ne abbiamo perso la memoria, lo smalto, siamo troppo imbambolati davanti a pc e derivati da lasciarci togliere il pane di bocca da falsi (non) d'autore e improvvisati Disc Jockey dalle dubbie capacità. Qualcosa sta cambiando pericolosamente attorno a noi e non riusciamo a cogliere il nocciolo della questione, io ci ho provato e riprovato e alla fine penso che la colpa sia di Berlusconi, sicuramente è colpa sua se ai ragazzi non importa nulla di mettersi in gioco, di valorizzare le proprie capacità espressive e perché no comunicative. Non intravedo luce e Berlusconi questa volta deve pagare il fatto di averci tolto personalità e carattere, di averci sconvolto talmente tanto da non farci più alzare la testa. Bene, il discorso è sempre lo stesso sia se siete punk e ascoltate Johnny Cash (e questo per me rimane un mistero della vita) sia se siete tecno fighetti e limonate con Gigi D’Alessio, tirate fuori quello che avete dentro senza che siano gli altri a imporvi quello che dovete fare per il solo gusto di essere compiaciuti da “giudici” senza valore. E per rimanere nell’ambito della vecchia guardia un evento della SS Madonna della Libera (appena trascorsa) si chiamava R Sunemm, chissà perché non si è chiamato Sunemm? A voi le conclusioni.

P.S. ma si può intonare “sua Santità El Diablo, 666” sotto la Chiesa alla festa della Madonna? Non lo avrei mai detto…

Riccardo Merolli

Musica



NEW GENERATION: MUMFORD AND SONS

 Mumford and Sons. “E chi sono?”. Questa è la risposta che ricevo la maggior parte delle volte. Conosciamoli un po’ meglio! Una band d’altri tempi capace di trascinare il pubblico in atmosfere ormai dimenticate: questi sono i Mumford and Sons. Il Folk viene da loro rivisitato in chiave rock, aprendo così la strada a molte altre band che hanno deciso di abbracciare questo stile. Un “gruppo” degno di chiamarsi tale, in cui le canzoni vengono scritte e composte da tutti i membri. Legati da una profonda amicizia, Marcus Mumford, Winston Marshall, Ben Lovett e Ted Dwane formano la band nel 2007. Sono tutti polistrumentisti: suonano più di due strumenti ciascuno, passando dalla chitarra alla batteria, dal banjo alla fisarmonica, dal basso al mandolino. Dopo 6 mesi dalla formazione, e senza alcun album, la band riesce a colpire ed entusiasmare il pubblico grazie alle canzoni “Awake My Soul” e “White Blank Page”, eseguite durante l’apertura di alcuni concerti, in cui trasmettono il loro amore per la buona musica. Questo li ha portati ad intraprendere un tour per tutto il 2008 in Francia, Scozia ed Inghilterra, il quale registrò anche un sold out a Londra. 
Solo nell’ottobre del 2009 viene rilasciato il loro primo album, "Sigh No More“, anticipato dal singolo "Little Lion Man", uscito una settimana prima del disco, che oggi risulta essere la canzone più apprezzata dai fan del gruppo.
Nel 2010, il loro lavoro è stato riconosciuto anche in America, ricevendo una nomination ai Grammy Awards come Best New Artist e migliore canzone rock con "Little Lion Man”.
Anche se battuti dagli Arcade Fire, i Mumford and Sons sul palco della prestigiosa cerimonia hanno lasciato il segno, eseguendo il singolo "The Cave"; come risultato, l'album è salito al numero 2 della classifica Billboard una settimana dopo la performance.
La ricerca di immagini significative da comunicare al proprio pubblico porta i Mumford and Sons a trattare nelle loro canzoni temi profondi, nostalgici e a volte un po’ crudi, non molto comuni tra le band di oggi. La loro popolarità è aumentata nel 2011, conquistando definitivamente l’Inghilterra e iniziando un tour negli Stati Uniti. Apprezzati dal pubblico e dalla critica musicale, anche i Led Zeppelin hanno avuto parole positive nei loro confronti, definendoli come il loro gruppo preferito. Nel mezzo dell'euforia, la band ha trovato il tempo di cominciare a scrivere il secondo album, “Babel”, mantenendo il proprio sound e senza montarsi la testa. Molti dei nuovi brani sono stati eseguiti durante i loro spettacoli, tra cui il Festival di Glastonbury. L'album inizialmente era previsto per la fine del 2011, ma la band era così occupata con il tour che venne rilasciato solo il 24 settembre 2012.
"Babel", guidato dal singolo "I Will Wait", che ne ha anticipato l’altissimo potenziale, ha debuttato al numero 1 delle classifiche inglesi subito dopo la sua uscita; è stato il più grande debutto di qualsiasi album venduto nel 2012 negli Stati Uniti, vendendo 600.000 copie solo nella sua prima settimana. Il quartetto ha ricevuto il prestigioso premio per  il miglior album dell'anno (“Babel”) ai Grammy Awards del 2013 e il premio come miglior band britannica ai Brit Award 2013. Reduci da queste vittorie, i Mumford and Sons sono ancora più carichi e non vedono l’ora di registrare il loro prossimo lavoro discografico. Trainati dalla lunga onda del successo di “Babel”, i Mumford and Sons sono alle prese con un tour internazionale, che li vedrà protagonisti nelle arene mondiali fino a settembre; il tour ha toccato anche Milano, Firenze e Roma, nel marzo scorso,registrando sold out per tutte e tre le date, a dimostrazione del fatto che anche il pubblico italiano, meno abituato a certe sonorità folk, ha accolto al meglio la band. Il coraggio di sperimentare uno stile nuovo, la passione per la musica e l’armonia all’interno del gruppo sono i fattori chiave della loro scalata al successo e gli elementi che rendono geniali ed inimitabili i Mumford and Sons.

  Lucia D’Andrea
                                                                                      

TOP 5 – MUMFORD AND SONS

 1.  “Little Lion    Man”                
 2.  "The Cave"
 3.  I Will Wait”
 4.  “Roll Away Your  Stone”

 5.  “Whispers In The Dark


Cinema


Salve ragazzi e ragazze! Maggio è uno dei mesi più belli, non trovate?? C’è di tutto: tanto sole, la Madonna della Libera, la Festa della Mamma, e per chi come a me è appassionato di cinema, il Festival del Cinema. Questo mese avrete il piacere di leggere le opinioni, i pensieri e le emozioni di un’altra cine-dipendente” : Samantha Tedeschi . In questo mese la nostra Samantha ci propone tre film biografici che vi faranno forse conoscere dei personaggi nuovi o semplicemente riscoprire.

<<Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese.>>  MILK
Con questo film, Sean Penn va a vincere il suo meritato secondo Oscar. Interpreta Harvey Milk, paladino dei diritti gay assassinato nel 1978. Nel 1970 Harley Milk ha quarant'anni ed incontra l'uomo che amerà per tutta la sua vita e con lui decide di trasferirsi da New York a San Francisco, per cercare la speranza, il sogno di vivere una relazione omosessuale ed essere accettato. Milk riesce a farsi accettare dall'intera città e diviene cosi il primo gay dichiarato ad assumere la carica di consigliere comunale negli Stati Uniti. Film brillante che lascia sicuramente un segno, con la speranza che in un futuro prossimo l'omofobia diventi solo un ricordo.
<<Senza la speranza la vita non vale la pena di essere vissuta; devi dare alla gente la speranza!>>


<<Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita di cui mi piacerebbe parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato c'è un senso.>>  LA FINE E’ IL MIO INIZIO

Anche se, secondo il parere di molti, il film è inferiore al libro, vi consiglio di gustarvi questa commovente storia, che racconta le vicende del giornalista e scrittore toscano, Tiziano Terzani. Quest'ultimo, malato di cancro, decide di non sottoporsi più alle terapie e nelle ultime settimane della sua vita va ad affrontare con il figlio l'argomento della morte con molta serenità. La bellezza del film sta soprattutto in quei racconti e dialoghi che hanno la capacità di portarci a ragionare e capire o quantomeno provare a capire il nostro sé. Film scorrevole, piacevole e mai noioso. Troviamo un grande Bruno Ganz che interpreta il ruolo del protagonista, ed un bravissimo Elio Germano (nonché uno dei miei attori preferiti italiani) che interpreta la parte del figlio, Folco Terzani.
<<Io voglio morire ridendo e se tutto sarà più difficile allora la risata sarà più corta>>




<<Tu puoi anche non pensare alla politica, ma la politica pensa a te!>>
 "THE LADY- L’AMORE PER LA LIBERTA"
Il film racconta la storia vera di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace 1991.
Figlia del generale Aung San, ritorna nel suo paese quando la madre ha un infarto. Trova la sua Birmania nel caos più totale: invasa da rivolte studentesche, omicidi di massa provocati dal generale, successore del padre. Suu cercherà in tutti i modi di mettere pace, secondo gli insegnamenti di Mahatma Gandhi e per questo verrà messa agli arresti domiciliari per più di quindici anni. Il film racconta la forza, il coraggio di questa piccola ma grande donna che continuerà a lottare e verrà liberata definitivamente nel 2010. Una donna di grande umiltà che per amore di un popolo ha rinunciato alla sua vita personale e ai suoi affetti, una donna che dovrebbe rappresentare un modello d’ispirazione per tutti.

Samantha Tedeschi

Cucina



Carciofi ripieni

Questa non è una ricetta tipica della nostra regione ma noi abruzzesi, gente di buona forchetta, rendiamo appetitoso anche un piatto semplice a base di verdure. Ci piace proprio gonfiare le pentole di molti ingredienti; la semplicità non sempre è la cosa migliore, dipende per cosa la si usa.

·       8 carciofi romani
·       ½ Kg di pane raffermo
·       2 salsicce
·       50 gr. di fontina
·       1 ciuffo di prezzemolo
·       1 uovo
·       1 spicchio d’aglio
·       ½ dado vegetale
·       ½ limone
·       Olio e sale q.b.

Pulire i carciofi togliendo le foglie esterne che risultano essere le più dure e lasciarli in acqua con un po’ di limone per circa 10 minuti. Nel frattempo in una ciotola, mescolare la mollica del pane sgretolata con l’aglio e il prezzemolo tritati, le salsicce private della pelle, l’uovo e sale e olio quanto bastano. Tagliare la fontina in otto cubetti e posizionarli al centro dei carciofi, precedentemente scolati, facendo bene attenzione a creare spazio senza romperli. Suddividere l’impasto in 8 polpette e con queste farcire i carciofi facendo una lieve pressione per dare compattezza al ripieno. Disporre i carciofi all’interno di una pentola medio/alta con olio e acqua, fino a coprirli quasi interamente. Aggiungere il mezzo cubetto di dado vegetale. Chiudere con un coperchio e cuocere a fuoco basso per circa un’ora.
Il segreto è disporre un foglio di carta forno inumidito sulla pietanza, questo per evitare la dispersione del vapore e quindi rendere la cottura più omogenea.

Duilia Del Gizzi

23 apr 2013

Edizione del 23/04/2013-"Copertina"


Attualità


Multe senza volto


Adesso basta, sono stufo, la viabilità nel nostro centro storico è nel caos ed i nostri vigili continuano a multare i cittadini senza alcuna possibilità di contraddittorio. 
Qualche settimana fa, nello stupore più totale, ho ricevuto una contravvenzione a casa recapitatami dal Comando dei Vigili Urbani di Pratola Peligna. Il fatto simpatico è che non era una sollecitazione di pagamento come quando di solito se ne ricevono per non aver pagato una multa ma era la multa vera e propria maggiorata di spese postali e di pratica. 
Non esporre sul parabrezza l’avviso di accertamento è lecito, sembra, ma non obbligatorio tant’è vero che il nostro è l’unico Comune nella zona dove questo avviene. Chissà quali “nobili” motivazioni ci sono!? E’ un modo lecito ma discriminatorio poiché può permettere al vigile di propinare multe in modo “parziale”. Probabilmente, penso, lo facciano per ovviare alle solite polemiche che nascono quando un vigile multa con il conduttore del veicolo nei paraggi, le solite rimostranze di alcuni cittadini multati al contrario di altri per le stesse violazioni. Tra l'altro la multa propinata in questo modo, “nascondendo la mano”, comporta una maggiorazione dovuta alle spese di notifica e se provate a passare al comando dei vigili per pagare la multa, vi sentirete dire che non è più possibile farlo, quindi un'altra tassa dovuta alle spese postali. In tempi di crisi come questo, a Pratola, una multa di 38€ alla fine ne arriva a costare 50 (38€ + 5€ spese di notifica + 5€ spese amministrative + 2€ spese postali). In un paese come il nostro dove tutti più o meno ci conosciamo quest'atteggiamento sembra fuori dalle logiche civili di comportamento. Immaginate di applicare il codice della strada senza tener conto che in fondo, quello che si fa, è un servizio per i cittadini che vanno “educati” al senso civico casomai e non puniti inconsapevolmente. Quello che rimane scoperto in queste situazioni di “non-comunicazione” sono l’offesa, l’astio ed i nervi che allontanano dal senso di comunità e ci portano sulle strade dell’odio e dell’intransigenza reciproca; tutto questo in una piccola realtà fa solo danno e deteriora i normali e civili rapporti tra cittadini. Spero che il messaggio arrivi a chi di dovere. Questa “storia delle multe senza volto deve finire. E non mi rivolgo solo alla polizia municipale che fa il suo lavoro sulle strade ma soprattutto a chi decide come interpretare i regolamenti. Poi, di riflesso, le contravvenzioni nel centro storico danneggiano anche i commercianti, il corso del nostro paese sta morendo e un po’ di tolleranza sulla viabilità nelle “ore di punta” farebbe bene alle attività commerciali. Cari Vigili non abbiate paura dei vostri concittadini, non mordono mica.  Spero che il buon senso prevalga.

(continua)...

Ulderico Liberatore

Attualità


“ Tenere pulito è più semplice che pulire”

Se l’immondizia è lo specchio dello stato di salute di un Paese, diciamo che come cittadini non lo rappresentiamo a dovere. Non ci dimentichiamo facilmente delle, seppur remote,  immagini del disastro ambientale verificatosi a  Napoli e provincia dove, al di là dei vari problemi territoriali, manca la cultura della “raccolta differenziata”. Questo nuovo sistema di raccolta dei rifiuti domestici e non, nasce nel Nord Europa per poi estendersi in tutti i paesi del vecchio continente, volto a sensibilizzare il rispetto per l’ambiente in cui viviamo e con il quale quotidianamente siamo in contatto.
Per quanto riguarda la nostra realtà locale, anche Pratola, dopo vari cavilli e ritardi burocratici, ha avuto la sua raccolta differenziata o più comunemente conosciuta come il “porta a porta”. Il progetto presentato dall’amministrazione de Crescentiis nel maggio 2011 ha avuto subito gli effetti sperati:
 “…abbiamo cambiato il modo di vivere delle persone e non solo, grazie alla differenziata. Ad esempio, abbiamo recuperato cento posti auto ed assunto nove persone, le polemiche in questo caso stanno a zero. Dopo tre mesi che siamo partiti abbiamo raggiunto l'80, 17 % di raccolta differenziata a testimonianza di quanto tutti i cittadini abbiano creduto alla raccolta differenziata. In questo momento Pratola è il comune più grande della Provincia dell'Aquila che fa la raccolta differenziata…”,
Queste le parole del primo cittadino del comune peligno, Antonio De Crescentiis, per descrivere i traguardi di questo progetto. Un’altra caratteristica positiva è che la DIODORO ECOLOGIA, ditta di Roseto degli Abruzzi alla quale sono stati affidati i compiti per la raccolta “porta a porta”, attualmente ha assunto 9 dipendenti locali per il servizio di nettezza urbana cittadino. Un altro punto a favore che , seppure a piccoli passi, contribuisce a dare il lavoro a persone del posto, consapevoli della grave situazione economico-lavorativa che sta vivendo in questo periodo la Valle Peligna. Più passa il tempo poi, e più si è consapevoli di quanto la raccolta differenziata inizi a lasciare i propri frutti. A ribadire la buona riuscita del progetto è l’ex assessore all’Ambiente Antonio di Cioccio, soddisfatto per il 76,06% di differenziata nel periodo dell’anno luglio-dicembre 2011, con risultati positivi anche negli anni successivi. Dopo tutto ciò, si ritorna sempre a parlare dei lati negativi di un’iniziativa “ecologica” come questa: TARSU aumentata, TARES fuori controllo.  Ecco chi scrive non vuole essere un demagogo della politica che ha diritto di dire chi ha ragione e chi ha torto, sappiamo tutti che le tasse sono una piaga asfissiante che attanaglia tutti, nessuno escluso. Una cosa è certa però, è assolutamente INDEGNO e RIPROVEVOLE lo spettacolo che si vede passeggiando per le nostre campagne: rifiuti sparsi ovunque, buste della raccolta differenziata buttate cosi a caso, solo perché alcuni sono pigri nel portare sotto la propria abitazione il mastello con la relativa busta, per la raccolta differenziata? L’assurdità sta proprio in questo: è più facile prendere la propria auto, fare un giro per le campagne e gettare la busta, dovunque capiti, piuttosto che scendere sotto casa nella più semplice tranquillità e posare i propri mastelli. Sarà che a Pratola si ha tanta voglia di uscire in macchina per qualsiasi cosa ma, al di là di tutto, penso che oltre ad un comune “riciclone” siamo anche un comune “sprecone”. Che motivo c’è di sporcare le nostre campagne con i residui di chissà cosa, quando c’è un punto di raccolta aperto tutti i giorni come da calendario pervenuto presso ogni famiglia? Mi viene da dire: Ai posteri l’ardua sentenza!.
Ma sempre restando nella mia più neutrale posizione, perché ci si continua a lamentare con gli operai della DIODORO ECOLOGIA che, secondo alcuni, lasciano il paese in pessime condizioni?.
Lasciamo la Politica a chi spetta, ma al nostro paese iniziamo a tenerci un po’ di più tutti.

MEDITATE GENTE!

Salvatore Presutti

Attualità


Disoccupazione: dramma sociale nei comuni della Valle Peligna
Da uno studio della Cgil pubblicato sul settimanale «Zac sette» (cfr. ‘Disoccupati’, «Zac sette», Il settimanale del Centro Abruzzo, 15/12/2012) apprendiamo che, al dicembre 2012, nei 24 Comuni della Valle Peligna, Valle Subequana e Valle del Saggittario gli iscritti alle liste di disoccupazione e inoccupazione (quindi non tutti tra coloro che non lavorano) sono 9.706, cui bisogna aggiungere più di 800 cassintegrati di cui quasi l’87% è destinato a rimanere senza ammortizzatori sociali e senza pensione. 
Complessivamente, dunque, sono più di 10mila le persone senza lavoro in un territorio di 53mila abitanti. Nello specifico, 2.858 sono i disoccupati compresi nella fascia d’età 15-30 anni; 2.238 tra i 31-39 anni; 2.274 tra i 40-50 anni; 1.632 tra i 51-60 anni; 710 oltre i 61 anni.Spostando lo sguardo alla sola Valle Peligna è stato registrato che i giovani disoccupati in possesso di titolo universitario sono quasi il 60% (pari al triplo della media regionale, che è del 19%). Nel tempo, come si apprende da uno studio di Federica Pantano (cfr. ‘Multinazionali addio? Il rischio del made in Abruzzo’, «Il Centro», 5/10/2012), nella Valle Peligna sono molte le multinazionali arrivate grazie a cospicui finanziamenti dell’ex-Cassa del Mezzogiorno e poi andate via. In ordine cronologico parliamo dell’Ace del gruppo tedesco Siemens (mille operai nel 1984); della Fatme, della svedese Ericsson, diventata Finmek fino al 2003; della Sitindustrie Tubes&Pipes (2009). E poi Coca-Cola Hbc Italia, che a marzo 2011 ha chiuso lo stabilimento di Corfinio (70 dipendenti), Foceit, Cpm/Solo donna, Lastra, Cosmo, Saba Ceramiche, Cf Gomma; a fatica restano aperte la Magneti Marelli e la Campari (passata alla multinazionale olandese Medibev).La situazione, come è evidente, è drammatica. E lo sarà ancor di più in assenza di forti investimenti (nel privato quanto nel pubblico), di una seria politica volta al pieno impiego, di una coraggiosa lotta contro le privatizzazioni e per la difesa ed il potenziamento del servizio pubblico e del welfare locale.


Edoardo Puglielli

Politica

LE 16 DOMANDE DI PARLE SERIE A DE CRESCENTIIS

A poco meno di un anno dalla rielezione a sindaco di Pratola, ho posto alcune domande ad Antonio De Crescentiis, per conoscere la situazione attuale dell'amministrazione, ma anche un po' l'uomo che c'è dietro la figura istituzionale.

1- Il 7 Maggio dell'anno passato, sei stato rieletto per guidare la nostra comunità, con proporzioni che oserei definire plebiscitarie. Innanzitutto ti aspettavi quel tipo di affermazione? E quali emozioni hai provato negli attimi e nei giorni immediatamente successivi?
Sinceramente avevamo la sensazione di poter vincere le elezioni, ogni sera la partecipazione alle nostre iniziative cresceva sempre di più e i segnali di apprezzamento del nostro operato arrivavano da molte parti della nostra comunità. Ma non credo di poter dire che ci aspettavamo quei numeri.
Per il resto, presumo che la forza, gli stimoli e quando ce n'è bisogno anche il conforto, li trovi in famiglia. Come ti aiutano tua moglie e tuo figlio?
E nel Circolo di Pratola?


E’ stata un’esperienza straordinaria alimentata non dal freddo calcolo di quello che si doveva fare ogni giorno per aumentare il numero dei voti da prendere, ma dallo scambio continuo di emozioni, di opinioni e di sensazioni con tanti giovani e con tante cittadine e cittadini che hanno creduto nel nostro modello di governo della città. Francamente dall’attimo successivo alla proclamazione ho sentito la responsabilità, per fortuna non nuova, di guidare la nostra comunità per altri cinque anni in una fase che sapevo essere ancora difficile per la nostra nazione.

2- Facci un riepilogo del primo anno del secondo mandato.
Eleggere un sindaco per il secondo mandato ed una squadra in parte già esperta può significare, per una cittadina, non subire interruzioni e perdite di tempo. Posso dire che nel nostro caso è avvenuto proprio questo. Quindi sin dal primo giorno, senza indugi, abbiamo ripreso il nostro lavoro arricchito dal contributo apportato delle nuove leve.  Da una parte stiamo dando continuità ai progetti già avviati negli anni scorsi e solo per fare qualche esempio cito il nuovo asilo nido (il cui bando è stato già indetto), l’intervento di metanizzazione che si sta realizzando in questi giorni in Via Palazzo (che doterà di un servizio importante le aziende pratolane di quella zona) oppure la realizzazione della palazzina di edilizia a canone sostenibile in via Marconi con annessa riqualificazione urbana della zona (il cui bando sta per essere indetto a settimane). Dall’altra parte stiamo programmando nuovi interventi importanti, per la cui realizzazione dovremo aspettare ancora, ma che pensiamo possano essere apprezzati dalla città.

3- Invece qual è il ricordo migliore, il risultato più significativo dei tuoi primi cinque anni da sindaco?
6 anni fa abbiamo iniziato a lavorare dopo aver vinto la prima tornata elettorale con uno scarto di soli 70 voti. Sapevamo di avere di fronte a noi una sfida complicata ma nonostante le difficoltà che abbiamo incontrato non ci siamo mai scoraggiati e ce l’abbiamo messa tutta… ogni giorno. Con questo voglio dire che il ricordo migliore dei primi cinque anni è legato alla squadra con la quale ho potuto fare tutto quello che i cittadini hanno premiato nel maggio scorso, con i numeri che tutti conoscono. Non ho lavorato mai da solo, c’è stato un gruppo di persone che insieme a me, condividendo le ansie, le idee, ma soprattutto l’amore per questa cittadina, si è dedicata totalmente all’interesse della comunità e ha saputo offrire concretamente l’idea che una paese migliore è realmente possibile.

4- Dopo sei anni da amministratore, quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato? Quali sono i fattori che possono ostacolare il lavoro di un sindaco?
Accanto alla difficoltà ormai nota a tutti costituita dalla assoluta mancanza di soldi (tanto per essere chiari) con la quale abbiamo dovuto imparare a convivere oggi amministrare significa subire senza possibilità di soluzione alcuna la lentezza pazzesca della burocrazia. Se oggi hai un’idea e domani trovi il modo per realizzarla rischi di dover aspettare quattro anni per farla diventare realtà. Faccio un esempio concreto. Nel 2009 abbiamo chiesto un finanziamento di 60.000 euro per dotare la scuola elementare e materna di Piazza Indipendenza di una scala di sicurezza antincendio...abbiamo ricevuto il via libera definitivo solo il 10 aprile del 2013. Penso che il cittadino abbia diritto a risposte immediate ai propri bisogni e questo diritto purtroppo in Italia non viene preso in considerazione. Esistono leggi e regolamenti che invece che semplificare sembrano studiati apposta per complicare le azioni dei Comuni.

5- Parliamo dei rapporti con l'opposizione. l'impressione è che ci sia poco dialogo e che quindi il rapporto sia poco costruttivo. A che cosa è imputabile questo?
Il rapporto con l’opposizione non è mai semplice, ma sinceramente trovo che sia del tutto normale ed anche giusto. Noi abbiamo la responsabilità di governare, loro quella di vigilare sul nostro operato. Inoltre abbiamo una “visione politica” delle cose molto differente.
Noi dobbiamo essere capaci di prendere la parte “buona” dell’azione delle opposizioni: quella di stimolo a fare meglio e di più.
Dire che non ci sia dialogo però mi pare eccessivo.

6- Un amministratore deve stare vicino alla sua gente. Tu sei al pieno servizio della popolazione, sindaco a tempo pieno e ti si incontra spesso per strada. Però in questo momento difficile, non tutti hanno compreso alcune vostre scelte. Stiamo parlando della rogna IMU. Perchè sono state applicate le aliquote massime? Con il senno di poi, prenderesti le stesse decisioni? E' in programma qualche mossa per alleggerire la pressione dell'IMU?
Sì, mi piace vivere Pratola ogni giorno e ovunque. Credo che faccia parte del ruolo del Sindaco incontrare, ascoltare e confrontarsi con i propri cittadini, tranquillamente e in ogni luogo, dal supermercato alla piazza. Lo faccio anche perché credo sia giusto dare la certezza che il Comune è un’Istituzione importante ma, a differenza di altre a livello più alto, vicina al cittadino. Per l’IMU, che considero una delle pagine più assurde della storia della nostra nazione, noi abbiamo agito in coscienza senza alcuna volontà di nuocere ai cittadini e con l’obbiettivo di continuare a garantire i servizi a tutti ma anche un bilancio comunale con i conti in ordine. Con “il senno di poi” si possono fare tante cose ma quello che conta, quando hai una responsabilità, è quello che decidi di fare nel momento in cui sei chiamato a farlo. In queste settimane stiamo lavorando per capire come alleggerire il carico di questa follia tutta italiana che si chiama IMU. Anche se nel frattempo qualche “scienziato” a Roma si è inventato la TARES e continua a ridurre i finanziamenti ai Comuni… ma questa è un’altra storia.
7- Vediamo se riusciamo a racchiudere in poche parole, un ampio discorso riguardante i nostri istituti e le nostre strutture scolastiche. Omnicomprensivo: quali erano le motivazioni della tua proposta? Anche se non è stato accettata, cosa potete fare per tutelare l’Itis e l’Istituto Comprensivo? Per quanto riguarda il finanziamento ottenuto con il Decreto del Commissario alla Ricostruzione n°89 del 27/12/2011: quando e di quanto è stato ridotto e come saranno destinati ora i fondi?
Avevamo proposto l’Omnicomprensivo per garantire a Pratola la presenza di un’istituzione scolastica autonoma per i prossimi anni, non siamo riusciti nell’obbiettivo certo non per responsabilità dell’amministrazione comunale. A questo punto credo che il compito di “tutelare” le istituzioni scolastiche di Pratola sia rimesso, in massima parte, ai Dirigenti Scolastici ed ai Docenti. Mi voglio augurare che soprattutto quelli dell’ITIS, che si sono dati molto da fare per esprimere contrarietà alla nostra proposta, oggi si diano da fare con le stesse energie, per mantenere vivo questo Istituto importante. Per quanto riguarda il finanziamento per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, purtroppo a seguito di verifiche tecniche eseguite qualche mese fa, abbiamo dovuto prendere atto che la riduzione di un 1 milione e duecentomila euro ci impone responsabilmente di rivedere l’idea del polo scolastico. Noi abbiamo sempre lavorato per garantire scuole antisismiche e sicure ai nostri bambini e nonostante la forte riduzione (da 6 milioni a 4,8 milioni) riusciremo comunque nel nostro obbiettivo. Alla fine per un genitore quello che conta è accompagnare i propri figli in una scuola sicura al cento per cento e questo desiderio a Pratola sarà soddisfatto grazie al nostro lavoro. Avevamo chiesto 6 milioni e mezzo, alla fine ce ne hanno assegnati 4,8 e arriveremo all’obbiettivo della sicurezza. Mi chiedo e chiedo ai lettori: “Se non avessimo pensato al nuovo polo e avessimo chiesto meno?”…..il taglio ci sarebbe stato comunque e una risposta potrebbe essere che non avremmo potuto raggiungere lo scopo primario.

8- Invece la costruzione del nuovo asilo comunale per quando è prevista? Quali saranno i benefici che porterà?
Per l’asilo nido, la settimana scorsa è scaduto il termine per la prima fase della gara d’appalto. Nelle prossime settimane partirà la seconda fase e contiamo di iniziare i lavori entro la fine di quest’anno. Un asilo nido antisismico è stato da sempre uno degli obbiettivi prioritari della nostra amministrazione, perché in una zona sismica come la nostra tutti devono stare al sicuro… soprattutto i più piccoli.

9- Restando sul tema della prevenzione sismica: ci sono i fondi per la messa in sicurezza degli edifici? Perché non iniziamo una grande campagna di informazione? D’altronde anche l’informazione è prevenzione.
Per quanto riguarda gli edifici pubblici l’intervento sugli edifici scolastici e il nuovo asilo nido costituiranno opere fondamentali in tema di prevenzione sismica. Entro il mese prossimo parteciperemo ad un bando regionale già pubblicato per l’adeguamento sismico degli edifici sedi di municipi. Pensiamo quindi di aver già dato prova di sensibilità in tema di prevenzione sismica. Resta ora da avviare una campagna di informazione sulla quale potremo lavorare nei prossimi mesi.

10- Portiamo un po' di speranza ai lettori. E' evidente che la situazione della Valle è drammatica. Di servizi ce ne sono sempre meno (l'esempio lampante sono gli ospedali ed il tribunale) ed il lavoro è una chimera. Come si può uscire da questa palude? Dicci, secondo te, quali possono essere le idee, che se applicate, potranno assicurare un futuro a questo territorio.
Dare una ricetta per la rinascita della Valle Peligna non è semplice. Noi amministratori del territorio, chiamati da qualche tempo a decidere come investire i quasi 17 milioni dei fondi FAS,  stiamo puntando sul turismo come elemento di rilancio dell’economia della valle ma la salita è lunga e faticosa.

11- Da animale da piazza, ho una questione che mi tormenta. Vedo il centro, ma non solo, sempre più vuoto, con poche attività commerciali e sempre meno abitanti o frequentatori. L'amministrazione ha in mente qualche azione da intraprendere per arginare il fenomeno?
Mi poni una questione che abbiamo molto a cuore. Crediamo che la prima cosa da fare sia procedere ad una vera riqualificazione del centro, tuttavia sebbene impegnati dal primo giorno nella ricerca di fondi specifici non si sono mai verificate le condizioni per avere certezze in questo senso. Per il resto sin dal nostro insediamento del 2007 abbiamo puntato molto alla rivitalizzazione del centro con le manifestazioni estive che sostanzialmente hanno contribuito a restituire la piazza ai bambini, alle famiglie e a tutti coloro che hanno voluto frequentarla. C’è ancora molto da fare e lo sappiamo.

12- Le elezioni comunali a Sulmona sono alle porte. Che cosa ti auspichi?
Sulmona è una città della quale la Valle Peligna non può fare a meno, pertanto auspico una nuova amministrazione capace di mettersi a disposizione oltre che per la comunità sulmonese, anche per l’intero territorio esercitando il ruolo di guida a cui per troppo tempo, per diversi motivi, si è sottratta.

13- Prima di passare a chiederti qualche anteprima sul lavoro dell'amministrazione, conosciamo un po' l'uomo ed il politico che c'è dietro il Sindaco di Pratola; questo è infatti il nome che c'è sul tuo profilo Facebook, dove è come se avessi voluto sottolineare che la tua vita è l'impegno per Pratola, ti sei quasi spersonalizzato, oltre all'aver voluto estendere un servizio ai nuovi mezzi di comunicazione. E’ giusta l’interpretazione?
Su questa cosa di facebook credo che tu abbia centrato l’obbiettivo. E’ cosi. Ho deciso di dedicare, grazie alla fiducia che i cittadini mi hanno accordato, alcuni anni della mia vita alla mia comunità. Ho ritenuto utile affidarmi ad un mezzo di comunicazione diretto, veloce ed immediato per far conoscere il nostro lavoro e per recepire allo stesso modo le istanze, i suggerimenti e le critiche. Per quanto riguarda la mia famiglia, dico che provo ad evitare di portare dentro casa le mie preoccupazioni, ma non sempre mi riesce e in questi casi il confronto e lo stimolo non mancano mai. Una prospettiva diversa dalla propria è una ricchezza. Piuttosto visto il passare del tempo ormai nei dibattiti “interviene” anche mio figlio… e ti dico che certe volte è proprio dura.
14- Quali sono le linee guida ed i principi che hanno segnato la tua condotta negli anni?
Credo che il rispetto delle persone, la condivisione di ogni decisione con la squadra, alla quale va tutto il mio ringraziamento, la legalità, la trasparenza e l’amore per il mio territorio possano dare un’idea di come provo a lavorare tutti i giorni.

15- Da esponente del PD, cosa ti aspetti nel futuro del tuo partito? Cosa cambieresti e cosa salveresti per renderlo più forte?
Penso che la questione principale del pd di oggi sia la distanza abissale che c’è tra il partito a livello locale e quello ai livelli più alti. Nel nostro caso abbiamo dimostrato il coraggio di cambiare le cose: le nostre primarie del 2007, una lista completamente rinnovata, il lavoro fatto, il programma partecipato, il risultato delle ultime amministrative del 2012 con metà della lista ancora rinnovata e metà della giunta fatta da nuovi elementi… Penso al circolo e immagino un nuovo gruppo dirigente fatto da molti giovani che sta per insediarsi e al quale voglio esprimere già da ora tutta la mia fiducia. Poi vedo quello che vedono tutti ai livelli superiori e capisco i perché di certi risultati negativi. Per risponderti salverei l’esperienza pratolana e cambierei il modo distaccato dalla realtà e poco pragmatico di certi esponenti regionali e nazionali.

16- Per concludere prendi qualche impegno di fronte ai cittadini: anticipaci gli obiettivi più prossimi al raggiungimento, che sta perseguendo l'amministrazione in questo periodo?
Alcune delle cose che stiamo per concretizzare le ho già esposte prima… L’asilo nido, la nuova palazzina di via Marconi, la riqualificazione del cimitero, l’assegnazione delle aree dinanzi al casello autostradale e tante altri interventi che nel corso di quest’anno avvieremo. Per il futuro abbiamo ancora quattro anni di lavoro da fare e siamo sicuri che i cittadini potranno apprezzarne i frutti. 
  
Piergiuseppe Liberatore

"Esteri"


Chiude la storica caserma Cesare Battisti

Un altro pezzo di economia peligna che se ne va altrove. Dal primo aprile è ufficialmente chiusa l’attività nella caserma Cesare Battisti di Sulmona. I militari sono stati trasferiti a L’Aquila mentre le tredici lavoratrici della mensa perderanno il loro posto di lavoro. La decisione è frutto della politica di ridimensionamento dell’apparato del Ministero degli Interni, che ha deciso di chiudere tutte le caserme con meno di millecinquecento militari e avrà un effetto negativo sull’economia cittadina pari ad un milione di euro l’anno. All’annuncio della chiusura è nato un battibecco fra la senatrice Paola Pelino e il candidato sindaco del centrosinistra Ranalli. La senatrice ha dato la colpa del vuoto amministrativo cittadino all’opposizione, secondo lei responsabile di aver sfiduciato il sindaco Federico, mentre per Ranalli il commento della Pelino è stato teso a strumentalizzare la campagna elettorale ed ha ribadito che l’opposizione è del tutto priva di responsabilità.
Luigi Antonetti, esponente della Filcams Cgil, ha invece dichiarato:«L’assenza delle istituzioni è stata totale, nonostante i nostri tentativi di coinvolgimento tramite: l’ex Assessore al lavoro, la senatrice Paola Pelino e il Comitato pro caserma. Se la Pelino avesse avuto lo stesso tempo e spirito rivoluzionario che ha dimostrato nella manifestazione del suo partito al Tribunale di Milano, forse Sulmona avrebbe potuto avere anche qualche fabbrica aperta in più. Sono anni che annunciamo la chiusura della struttura nel disinteresse generale ed ora è troppo tardi per agire o fare qualcosa».
Infine Barbara Zarrilo, presidente del Comitato a difesa della caserma, dichiara:
« registriamo un’ennesima sconfitta, un pezzo di storia cittadina che si stacca e cade in frantumi e insieme a lei, sogni e speranze di molte persone. Unica magra consolazione è aver avuto, come Comitato civico, una piccola parte di merito nel rinvio della chiusura, che era prevista nel dicembre del 2008».
In ogni caso, con la riconsegna della bandiera di guerra a Roma, la Valle Peligna ha perso il suo ultimo presidio militare, la spoliazione continua.

Savino Monterisi