UNA MOLE DI ETANOLO DI TROPPO
L’etanolo viene prodotto naturalmente per fermentazione alcolica degli zuccheri e trova vari utilizzi in ambito casalingo, in cosmetica e come combustile al posto della ben nota benzina. Il suo uso più diffuso, però, è quello nelle bevande, dette appunto bevande alcoliche. Le percentuali di alcol nelle bevande varia di molto, come ad esempio dal 5% nelle birre ad oltre il 40% per liquori o amari, ed è proprio per questo motivo che l’alcol etilico viene semplicemente chiamato alcol. Com’è ben noto, l’alcol etilico è un composto stupefacente che può avere vari effetti sul nostro organismo: effetto energetico; nutrizionale, dato l’elevato contenuto calorico delle bevande; tossico, perché nuoce al fegato, all’intestino, al pancreas, al cuore e all’apparato genitale; e psichico, poiché causa dipendenza. Dopo una gran bella bevuta con gli amici al bar si possono accusare gli effetti dell’alcol ed è assolutamente vietato guidare la propria auto, per evitare di causare danni a sé stessi e ad altri. Così i carabinieri sono dotati del cosiddetto “palloncino”, uno strumento capace di calcolare la concentrazione di alcol nel nostro organismo. Questo aggeggio sfrutta la variazione di colore da arancione a verde, in presenza di alcol, dello ione cromo da numero di ossidazione +6 a +3. Nella sua versione più semplice, il soggetto sottoposto alla prova del palloncino non deve far altro che soffiare per circa 15 secondi in un tubo contenente dicromato di potassio (K2Cr2O7) e acido solforico (H2SO4) supportati su gel di silice (SiO2) e collegato all’estremità opposta con un palloncino gonfiabile. Grazie ai componenti presenti nel tubo, avviene una reazione con l’aria espirata che contiene alcol etilico: l’etanolo viene completamente ossidato ad acido acetico (CH3COOH) e varia progressivamente il colore lungo il tubo, da arancione a verde. La reazione è la seguente: 2 K2Cr2O7 + 8 H2SO4 + 3 CH3CH2OH = 2 Cr2(SO4)3 + 2 K2SO4 + 3 CH3COOH + 11 H2O. Una versione più sofisticata, invece, quantifica il grado di ossidazione con tecniche spettrofotometriche, e sviluppi recenti prevedono l’impiego di mini gascromatografi, analizzatori elettrochimici e spettrometri infrarossi.
Leonardo Brandolini
Nessun commento :
Posta un commento