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9 lug 2014

Una barba per raccontarci

Lunga o corta nel segno della moda e della solidarietà. Boom di contatti sui canali Facebook dedicati, ma la scelta resta personale.

Ricki Hall, 26 anni, modello inglese 
(Instagram: @rickifuckinhall)
«He that hath a beard is more than a youth, and he that hath no beard is less than a man», ovvero «chi ha la barba è più di un ragazzo e chi non ha la barba è meno di un uomo» (William Shakespeare).
Che sia lunga, corta, folta o appena accennata (alla five o’ clock per dirla all’inglese), sembra che il fenomeno “barba” si sia diffuso in modo irrefrenabile nell’ultimo periodo, diventando una vera e propria tendenza sia sulle passerelle, che per strada.
Il segnale di questo orientamento di dimensione mondiale è arrivato svariati mesi fa sulle passerelle di Londra, Milano e New York, dove i modelli hanno sfoggiato barbe che avrebbero fatto invidia ad Abramo Lincoln (ma anche al nostro Giuseppe Garibaldi), e, nel giro di poco tempo questa moda si è sparsa a macchia d’olio fino a travolgere i nostri più cari amici o magari anche i nostri padri.

26 mag 2014

Make-up e accettazione di sé

Facciamo prima di tutto un salto nel passato. Già nell’antico Egitto (4000 a.C.), donne e uomini facevano uso del cosiddetto kohl, una matita scura dalla texture morbida, usata per contornare e mettere in risalto gli occhi. Intorno al 3000 a.C. anche la Cina iniziò a sviluppare un certo interesse verso i cosmetici: nel paese asiatico le donne usavano dipingersi il viso per indicare il proprio stato sociale. Seguirono poi greci e romani, con diverse usanze legate alla cosmesi, poi ancora durante il Rinascimento e così via, fino ad arrivare ai giorni nostri. In passato, il make-up era strettamente legato ad usanze, casta, tradizioni e addirittura rituali religiosi; oggigiorno, invece, esso viene considerato come un “accessorio”, destinato al puro abbellimento.

8 mag 2014

Green is the new Black- alla ricerca della moda sostenibile

Quando pensiamo al mondo della moda, ciò che ci sovviene è un ambiente fatto di tessuti raffinati, colori originali, sfilate scenografiche e accessori sfavillanti.
Ma quanti di noi si chiedono cosa ci sia dietro a ciò che indossiamo?
Valeria Golino nello spot di Greenpeace per una moda eco-sostenibile.
Greenpeace ha già attaccato alcuni tra i giganti del settore tessile, lanciando loro “il guanto di sfida per una moda più pulita”. Le industrie, infatti, sono state accusate di mettere seriamente a rischio le risorse naturali di questo pianeta, radendo al suolo ogni giorno ettari di foresta amazzonica, per lasciare spazio all’allevamento di bestiame e alla produzione di pelle utilizzata per scarpe, borse e cinture.

2 apr 2014

Quanto siamo spendaccioni? Facciamo il punto della situazione!

Ci sono più di 7 miliardi di persone su questo pianeta. Se uno volesse contare un numero al secondo fino ad arrivare a 7 miliardi, ci si impiegherebbero quasi 222 anni. Incredibile, no? Se ognuno di noi possedesse un paio di pantaloni, una maglietta e una giacca, per contarli ci impiegheremmo circa 666 anni. Un numero inimmaginabile di vestiti! E, ovviamente, è più che legittimo assumere che ognuno di noi, in media, abbia più di un completo nel proprio armadio.
Qualche giorno fa, girando per il web, ho trovato un sito (huffingtonpost.com) molto interessante che faceva il punto su quanto denaro si spenda per l’acquisto di capi di abbigliamento, scarpe e accessori.

Non so quanto questo sito sia affidabile, ma leggendo ho pensato, da (futura) statistica quale sono, di usare nel mio piccolo un po’ di numeri per sintetizzare la situazione qui dalle nostre parti. Quanto siamo dominati dal consumismo?

23 feb 2014

moda

LA PSEUDO-MODA DI UNA VALLE OMOLOGATA

“Per molti una camicia è solo una camicia – sostiene Margherita Cercone, 23 anni di Pacentro, e continua - io la faccio diventare una gonna o anche un semplice top senza spalline”.
Margherita si occupa principalmente del disegno e dell’ideazione di una collezione, partendo dal tema di ispirazione, passando per le scelta dei tessuti e arrivando poi al disegno terminato, con tutte le specifiche per ogni capo e per ogni dettaglio.

22 gen 2014

Moda

Anno nuovo, guardaroba nuovo? Magari!

Chi di noi non ha mai sognato di aprire il proprio armadio e trovare una quantità immensa di vestiti nuovi, pronti per essere indossati?
foto 1

Ahimè, anche se ognuno di noi lo vorrebbe, non è sempre possibile a fine anno mettere via tutti gli indumenti che si possiedono per fare spazio a capi più belli e ancora etichettati.
Perché non provare a rinnovare il guardaroba già in uso in modo intelligente - ma con stile - così da mettere a punto un compromesso tra abiti belli e versatili al contempo ?
Diamo quindi un’occhiata a quello che le case di moda,  ormai da qualche mese, stanno proponendo per questo nuovo anno solare.

23 dic 2013

Moda

Crea Donna: la moda tra artigianato e dedizione

Dal giorno 3 al giorno 10 dicembre nella sede di palazzo Santoro Colella, si è svolta la 14° edizione di “Crea Donna”, un ’iniziativa organizzata dalla Pro Loco di Pratola Peligna che ha voluto dare spazio, attraverso oltre quindici espositori, all’artigianato femminile, «un mondo – afferma Franca Bianchi, presidente dell’associazione pratolana – da scoprire e valorizzare».

23 nov 2013

Moda

Moda, una vera passione!
Dora Presutti PH: Marco Di Cesare
Questa volta consentitemi una piccola introduzione didascalica: il termine moda deriva dal latino modus, ovvero manieranorma; tale definizione può aiutarci ad avvertire la moda come un complesso di “regole” che si affermano a livello collettivo, come attuali e adeguate al gusto del momento. 
Oggi può essere addirittura interpretata come un indicatore delle insofferenze della moderna società industrializzata, e tale ruolo, forse, trova conferma nelle sue continue evoluzioni. 

23 ott 2013

Moda

VIAGGIARE CON STILE: è possibile?
La mia esperienza in Erasmus

Cosa metteresti in valigia se dovessi partire per un tempo indefinito, verso un posto a te semi-sconosciuto?
Studenti in Erasmus in quel di Plymouth (UK)
 Photographer-Giulia M.
Al giorno d’oggi molti giovani decidono di lasciare il paese, con la speranza che, al ritorno, il mondo spalanchi loro le porte .
Io sono partita con scarpe comode e un trolley capiente, ma quando ci si allontana per un periodo relativamente lungo, oltre ad infilare in valigia appunti universitari e tanta curiosità - la quale, pur “ingombrando” molto spazio nella mente, per fortuna non occupa ulteriore spazio fisico - bisogna fare largo anche ai propri vestiti. Viaggiare con gli abiti in valigia, infatti, può spesso risultare una sfida, soprattutto quando le compagnie aeree ti costringono ad infilare in un bagaglio da 20 chili tutto ciò di cui avrai bisogno in 9 mesi.

22 set 2013

Moda

PRONTI PER IL FREDDO?

Sono in Inghilterra da una settimana circa e qui si riesce già a percepire il clima autunnale che avanza; che ne dite, dunque, di dare un’occhiata ai nuovi trend della stagione autunno-inverno 2013/14 e vedere cosa il mondo del fashion ci riserva?

La modella Cara Delevingne in
uno dei suoi look androgini
 per Pepe Jeans
Dalle sfilate di Parigi e New York, ma anche Londra e Milano, si capisce che a prevalere la prossima stagione sarà il contrasto.

12 ago 2013

Moda

UNO SHOOTING TUTTO PRATOLANO

Sto tornando da Bologna in treno per le mie tanto attese vacanze estive ed è ora di iniziare a pensare ad un argomento da trattare nel mio prossimo articolo. Il caldo è soffocante e non è di certo di aiuto per il proliferare delle idee.
Ad un tratto penso:  perché non realizzare un piccolo servizio fotografico totalmente made in Pratola?

23 giu 2013

Moda

PROVA COSTUME: qualche chilo in più? Qualche problema in meno!
Ci siamo.


Giugno è arrivato e con esso incombe su di noi la tanto temuta “prova costume”, che, come ogni anno, rischia di buttarci in un profondo sconfortoChi di noi è realmente pronta a mostrare il proprio pallido corpo, reduce dai chili accumulati durante l’inverno e dalla cellulite che (sfatiamo questo mito!) affligge più o meno ogni donna? 
Le uniche che potrebbero non avere questo tipo di problema sono le modelle di Victoria’s Secret, messe al mondo esclusivamente al fine di creare scompiglio nell’autostima di noi donne comuni. Ecco, un altro forte incoraggiamento ce lo danno i vari cataloghi di costumi: come possiamo noi essere invogliate a comprare un costume dopo averlo visto indossato da top model taglia 38, truccate in modo impeccabile, abbronzate e sdraiate su una qualche isola caraibica, perfettamente a loro agio? La scena che ho in mente è quella di una donna Media che, bianca come un budino di latte e in molti casi altrettanto tremolante, si posiziona davanti lo specchio e, guardando la propria immagine riflessa, arriva alla conclusione di sentirsi una ciambella fritta stretta da due elastici. Ma è davvero così importante avere un corpo perfetto? Chi ha detto che la donna “curvy” in costume non può fare bella figura? Fortunatamente in questi ultimi anni si sta diffondendo l’idea di una prova costume “anticonformista” anche nel mondo della moda. Molti  celebri marchi di fast fashion, infatti, hanno deciso di andare controcorrente e rincuorare milioni di donne in tutto il mondo, scegliendo modelle curvy per le loro campagne beachwear. Si torna così ad apprezzare le forme più arrotondate, morbide e, diciamolo, anche più femminili di quelle che sono le modelle non convenzionali, che hanno una fisicità decisamente diversa dagli standard. 
Arriva così un messaggio molto chiaro e altrettanto positivo: non è necessario essere una taglia 38/40 per sentirsi belle e femminili anche in spiaggia. La femminilità è qualcosa che va oltre i chili di troppo, gli inestetismi o la pelle non proprio perfetta. Un messaggio che potrebbe aiutare quelle donne tanto “spaventate” dalla prova costume, facendo capire loro che per vedersi belle bisogna sentirsi belle prima di tutto, cercando di essere in pace con se stesse e con il proprio corpo. E allora mandiamo a quel paese tutti gli stereotipi da passerella e da cataloghi e buttiamoci a capofitto in spiaggia!
Foto 2
Per questo 2013 la tendenza maggiore legata al due pezzi, sarà quella retrò con slip altissimi anni '50, bikini che evocano gli anni passati con mutande a vita alta e bordi scesi sui fianchi. Al via i costumi interi, per i quali vale la regola del “meno si vede, più si immagina”, con stampe colorate e allegre o con tinte molto vivaci come il blu elettrico, l’arancione, il rosso e il fucsia. Parente stretto del costume intero è il trikini, molto più sexy, in quanto lascia scoperte molte zone del corpo e più adatto, a parer mio, ad una festa in spiaggia o ad una gita in barca, se non ci si vuole abbronzare a macchie di giaguaro.
Ultimamente è stato coniato un nuovissimo termine da una blogger americana, il fatkini unione delle parole inglese fat ( grasso ) e bikini, per rappresentare i due pezzi per le donne curvy, proprio perché anche le donne con qualche chiletto in più possono essere altrettanto sexy in costume. A questo proposito il brand di moda low cost H&M, a differenza di altre marche che non superano una certa taglia,  punta davvero a vestire tutte le donne, cercando di valorizzare le curve e la bellezza di ogni ragazza, a prescindere dalla taglia. L’azienda ha infatti proposto una collezione che si rivolge ad una clientela che veste le taglie 46-56 e che vede come testimonial una splendida modella 25enne, Jennie Runk che veste una 50 (FOTO 2).
Insomma, basta con questi stereotipi scheletrici dalle forme spaventosamente perfette. Parola d’ordine per questa estate: stare bene  con se stesse!

Giulia M.

22 mag 2013

Moda


VINTAGE: alla (ri)scoperta del passato


In tempo di crisi sbirciare nel baule di nonni, zii e genitori può rivelarsi un ottimo modo per riscoprire veri piccoli tesori che fanno parte dei tempi andati. In questo caso, l’esclamazione “Tutto torna di moda!”, sentita dire così spesso, non può che essere vera e ci insegna che nella vita, ma soprattutto nella moda, è meglio non buttare via mai niente.
L’espressione vintage, coniata originariamente come attributo per i vini d’annata, nel campo della moda, indica il valore e la qualità che possiamo conferire ad un certo capo, prodotto in un periodo compreso fra gli anni ’40 e gli anni ’80.
Ph: Clo Di Berardino
L’abito, o l'accessorio vintage, si differenzia dal generico “usato”, sia perché in esso possiamo riconoscere un certo valore acquisito nel tempo, sia perché rappresenta una vera e propria testimonianza dello stile di un'epoca passata. L’attitudine ad ammirare e/o indossare tutto ciò che è stato amato in tempi anteriori si è andata via via diffondendo negli anni e probabilmente è il risultato di una naturale curiosità per il passato. Come scrisse Oscar Wilde «Il solo fascino del passato è il fatto che è passato».
Da qualche anno a questa parte, la tendenza alla riscoperta dei generi old-fashioned si è andata pian piano enfatizzando e, con essa, anche la commercializzazione dei capi vintage. Tutto ciò ha risvegliato la curiosità di coloro che, non volendosi omologare agli altri, decidono di osare e di buttarsi in un total look retrò. La mia grande scoperta qui a Bologna è stata un negozietto, così piccolo che si fa fatica a notarlo anche passandoci davanti, in cui si possono trovare piccoli capolavori della sartoria dagli anni ’40 in poi, a prezzi davvero modici. Non è raro che negozi vintage specializzati espongano capi haute-couture, provenienti da rinomate case di moda, così come è possibile che custodiscano pezzi non di marca, ma preziosi dal punto di vista stilistico. Dove non si hanno a disposizione cimeli originali, si assiste ad un'evoluzione dei prodotti realizzati dalle case di moda, che entrano, così, a far parte di un ciclo di vita che li riprende e li ripropone sul mercato. Le aziende, infatti, non si sono fatte sfuggire l’occasione e hanno deciso di rilanciare prodotti o brand che riescono a stabilire una connessione tra quella che è la voglia di riscoprire il passato e l’evoluzione in chiave moderna, attuale e innovativa.
Ph:Clo Di Berardino
L’abbigliamento vintage del 2013 vede il trionfo dei tessuti stampati, avvistati sulle passerelle di Dolce & Gabbana, Chloè e Marc Jacobs (questo tipo di tessuto era molto popolare negli anni ’70, così come gli abiti in materiali sottili e puri). Durante l’estate gli abiti lunghi anni ‘70 potranno donare un tocco hippie-chic al nostro stile, grazie alle loro stampe colorate e ai loro tagli morbidi. Anche il pizzo sarà uno dei protagonisti di questa stagione nel pret-à-porter e nelle collezioni di molti stilisti (Valentino, Oscar de la Renta e Elie Saab, solo per citarne alcuni). Righe e quadretti, entrambi ripresi dagli anni ’60, hanno caratterizzato fortemente il design delle collezioni di stilisti come Tommy Hilfiger, Michael Kors e Louis Vuitton. Dagli anni ’60 possiamo sicuramente riprendere anche gli abiti a trapezio che scoprono le gambe e da soli completano il look; ma anche lo stile rock total black degli anni ’80 si fa sentire, con giacche di pelle, borchie, cinte e, per osare un po’, calze strappate. In questo 2013 i vestiti avranno delle linee molto voluminose, in pieno stile over size, con gonne ampie, pantaloni a vita alta e corpetti aderenti. Non bisogna sottovalutare gli accessori: borsette moda anni 50, orecchini a clips, cinture a vita alta e accessori estrosi per capelli potranno rivelarsi il tocco finale. L’idea vincente è però quella di riuscire ad abbinare il vintage a capi attuali e magari anche sofisticati, per un connubio tra tradizione e innovazione. 



Giulia M.

23 apr 2013

Moda


“Ma come ti vesti?” “Come mi pare!”
Street Style, la moda di strada.

«La moda non esiste solo nei vestiti. E’ nel cielo, è per strada. Ha a che fare con le idee e con quello che succede.»
                                                                                                                                         Coco Chanel

Vienne Westwood nel suo negozio al 430 di King's Road di Londra.
Girovagando per le grandi città del mondo, si incontrano culture e stili diversi, ci si imbatte in modi di vivere del tutto nuovi, si viene a conoscenza delle svariate abitudini nel vestire e nell’accostare tessuti e colori. Ed è proprio per strada che si entra in contatto con una moda alternativa, creata soprattutto dai giovani che, nella vita di tutti i giorni, decidono di osare e di affidarsi totalmente al gusto personale, al proprio stile e al proprio carattere, in modo da riuscire a differenziarsi sempre dagli altri.
Le tendenze nascono quasi sempre tra i giovani, sono essi stessi a crearle, adottarle e a convalidarle nel tempo, facendo sfilare la moda direttamente in strada.
Questo fenomeno ha un nome, si chiama Street Style ed è stato ufficialmente riconosciuto una decina di anni fa tra le pagine dell’inserto domenicale del New York Times che, per primo, utilizzò immagini di semplici passanti come icone contemporanee. 
«Molto spesso i vestiti più eccitanti vengono dalla gente più povera.» (Christian Lacroix)
Un esempio di scatto street (marzo 2013).

Ma cos’è questo street style? Lo dice il nome stesso: street” significa strada, “style”, sta ovviamente per stile; dunque letteralmente significa “moda di strada”, ma il particolare accostamento di queste due parole fa scaturire interessanti spunti su cui riflettere.
La strada è un luogo colmo di storie e di avventure, che mette a contatto i più svariati tipi di persone e, per questo motivo ha sempre saputo, e sa tutt’ora, adattarsi ad ogni sorta di cambiamento.
Da anni ormai la moda di strada rappresenta una fonte di ispirazione per molti degli stilisti più innovativi. Nei decenni passati vi sono stati geni dello stile come Yves Saint Laurent, che nel Gennaio 1962 presentò la sua prima collezione ispirata allo street wear e alla modernità dei tessuti e dei colori. Continuando, ricordiamo Pier Cardin («Ho chiesto a me stesso: perché solo i ricchi possono accedere alla moda esclusiva? Perché non possono farlo anche l'uomo o la donna della strada? Io potevo cambiare questa regola. E l'ho fatto.»), ma anche Vivienne Westwood, il cui contributo nel campo della moda street-punk degli anni ’70, con produzioni stravaganti e provocatorie, fu di grande impatto. 
Oggi, ciò che vediamo intorno a noi, spesso senza rendercene conto, è una miriade di informazioni che ogni persona porta con sé nel proprio abbigliamento, bagagli ricchi di esperienze e di ideologie (della serie a volte “l’abito fa il monaco”).  
Per questa primavera/estate 2013 ci aspettiamo uno street wear dominato da un tripudio di colori, di fantasie e di accessori bizzarri e ingombranti, come un grande paio di occhiali o un classico zaino di pelle, che accostato ad un outfit da giorno riesce a cambiare totalmente un look. L’articolo più usato rimane sicuramente il jeans che ha la particolarità di essere semplice ed estremamente versatile e può essere indossato su ogni tipo di calzatura e accessorio.
A differenza della moda, lo street style non detta legge, non è un modo di vestire, è un modo di essere, e può andare contro ogni tendenza dettata dalle passerelle.
Insomma, lasciandoci guidare dalla nostra personalità e distaccandoci da quelle convenzioni che ci vengono “imposte” dal mondo del haute couture, o meglio dell’alta moda, potremmo riuscire a trovare uno stile che ci caratterizzi e che ci rappresenti al meglio.

Giulia Martielli



22 mar 2013

Moda


DONNA: tra MODA ed EMANCIPAZIONE



Nel mese in cui si festeggiano e si onorano le donne (o almeno questo dovrebbe accadere)ho deciso di fare un salto nel passato e ripercorrere quella che è stata l’evoluzione della moda femminile, delle innovazioni e delle svolte decisive che vi sono state in essa durante tutto il ‘900. “La moda riflette i nostri tempi ma è anche lo specchio dei nostri sentimenti. L’occhio della moda è un occhio sensibile.” (Audrey Hepburn).
Generalmente si pensa che la moda venga concepita come per rimanere isolata in un ambiente di nicchia, quando invece essa spesso rappresenta la società del tempo, adattandosi a quelle che sono le esigenze e le richieste del preciso contesto storico.
Negli anni ’20, epoca in cui le donne iniziano ad avvicinarsi al mondo del lavoro per far fronte alla mancanza di mano d’opera causata dalla guerra, Coco Chanel rivoluziona completamente il concetto di vestir donna, introducendo nell’abbigliamento femminile il pantalone e rappresentando, così, il desiderio di una donna lavoratrice e dinamica.


Un’altra importante svolta c’è negli anni ’40, quando uno stilista allora semisconosciuto chiamato Louis Reàrd presenta a Parigi, sotto gli occhi scioccati del pubblico europeo, il bikini, una trovata rischiosa ma fondamentale, che contribuisce alla diffusione dell’idea di donna moderna,  una donna che usa la moda come strumento di provocazione.
Per chiedere di avere gli stessi diritti che la società riserva agli uomini, difatti, l’ unico mezzo per farsi notare è diventato quello di organizzare azioni che per l’epoca sono estremamente istigatorie: andare in bicicletta, indossare pantaloni, scendere in piazza a manifestare e, non meno importante, indossare la minigonna. Quest’ultima viene creata dalla modella-stilista inglese Mary Quant, la quale afferma “Né io, né Courrèges (stilista francese degli anni ’60 – ndr), abbiamo avuto l'idea della minigonna. E' stata la strada ad inventarla. “. Effettivamente essa contribuisce, anche grazie alla ribelle Twiggy, ad aprire un’epoca in cui la spregiudicatezza e l’ anticonformismo diventano sinonimi di gioventù e libertà.
Negli stessi anni ’60, il mensile di moda Vogue introduce un vero e proprio cambiamento nella copertina,  orientando le immagini verso la rappresentazione di una donna sempre più grintosa, con uno sguardo penetrante e costantemente rivolto verso l’obiettivo, proprio per esprimere la forte personalità del genere femminile.



Si diffonde, poi, la moda dei “sabati ballanti” (anni ’70) e con essi  nascono i primi abiti da discoteca, che rendono la donna attraente e sessualmente più libera.
Da qui in poi si assiste ad un susseguirsi di stili e di tendenze meno rivoluzionarie rispetto agli anni precedenti, ma comunque di notevole importanza. Si passa dai pantaloni a zampa, alla



diffusione dello stile “punk”, dalle stampe geometriche ai jeans chiari e aderenti, fino ad arrivare ai



giorni nostri, in cui  non vi è più uno stile ben preciso, ma la gamma proposta è molto ampia e lascia spazio ad una svariata scelta di generi.
Si parla dell’evolversi di diverse tendenze che hanno portato ad una donna, non solo emancipata, ma anche libera, libera di scegliere l’abbigliamento più adatto allo stile che meglio la rappresenta. Ciò non significa che il percorso sia concluso del tutto, che si è definitivamente arrivati ad una forma di totale emancipazione, poiché, purtroppo, i pregiudizi sono difficili da sterminare. Le sfide che ci aspettano non riguardano solo l’ambito strettamente giuridico da un lato o gli spazi di libertà nel vestire dall’altro, ma riguardano la società, la cultura, la mentalità; si tratta di un enorme processo in atto e di cui pertanto non possiamo ancora conoscere la conclusione.

Giulia M.

22 feb 2013

Moda


Un contratto di lavoro mai a tempo indeterminato

«Se non sei magro non sei attraente. Essere magri è più importante dell’essere sani, non puoi mangiare senza sentirti in colpa».
Il problema dell’anoressia appare sempre più drammatico, in una società che propone modelli e immagini pubblicitarie che inneggiano a un concetto di forma fisica spesso distorto, che induce milioni di ragazzi e ragazze a dichiarare guerra al cibo. In questo senso fa molto piacere sentirsi dire, come è capitato di recente, che si vogliono vietare o almeno boicottare le sfilate di moda con protagoniste eccessivamente magre.
«E’ una vera e propria emergenza sociale, bisogna intervenire in qualche modo». La proposta di legge viene dal Consiglio Regionale della Lombardia. Quattro consiglieri regionali, tutte donne, asseriscono «Se gli stilisti proprio non vogliono capire quanto dannose e deleterie siano, per le ragazzine-spettatrici, le immagini di modelle esageratamente magre, allora è il caso di sospendere quelle sfilate».
Perché gli stilisti venerano così tanto il fisico pelle e ossa? Per esigenze legate al denaro, perché, secondo loro, le ragazze magre pubblicizzano meglio il “prodotto” e cosi accrescono le vendite. Le modelle, per essere e restare smilze oltre misura, vengono pagate. Fa parte del contratto di lavoro non poter ingrassare. I dati sono drastici: 450.000 casi di anoressia solo in Italia. Da pochi anni, viene considerata a pieno titolo “malattia psicologica”. L’anoressia ha, in effetti, cause e conseguenze che non vanno sottovalutate. La sua complessità e l’importanza di poterla curare sono da supportare con l’aspetto psicologico della paziente-aspirante modella.

La perfezione ha un grave difetto: ha la tendenza ad essere noiosa.
William Somerset Maugham

Alessia Del Gizzi