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5 lug 2014

La mannaia delle tasse sull’università de L’Aquila

In scadenza l’accordo di programma che sospende il pagamento delle imposte. Allarme dall’unione degli Universitari e del sindaco Massimo Cialente. Chiesti interventi non “traumatizzanti” per studenti e dare respiro ad una città ancora ferita.  
Dal prossimo anno gli studenti iscritti all’Università degli studi dell’Aquila torneranno a pagare le tasse. E' prossimo alla scadenza, infatti, l'accordo di programma tra l'Ateneo e il MIUR sottoscritto successivamente al sisma del 2009 e rinnovato nel 2012 per altri 3 anni. Su questo tema si è spesso sollevata la voce dell’Udu, e ultimamente è da riscontrare una certa preoccupazione anche da parte del Sindaco, Massimo Cialente. Per una città che porta dietro ancora oggi le ferite del terremoto, il ritorno al pagamento delle tasse potrebbe essere una scelta che sancirebbe il tracollo dell’Università e dell’economia dell’intera città, se non si pensa a forme di reintroduzione “graduali”. 

30 mar 2014

Il Diritto allo Studio negato, in Abruzzo solo 400 posti letto pubblici


I posti letto pubblici per gli studenti fuori sede, ovunque in Italia, sono di competenza della Regione. L’Adsu (azienda per il diritto allo studio) è un ente strumentale della Regione, ovvero, è l’ente che gestisce tutto ciò che concerne il diritto allo studio regionale: residenze, mense, borse di studio. 
L’Adsu si dota come ogni ente di un consiglio di amministrazione che gestisce i fondi stanziati dalla Regione e attraverso criteri di merito e reddito attribuisce posti letto gratuiti nelle strutture comunemente dette “Casa dello Studente”. La situazione posti letto pubblici in Abruzzo è a dir poco insufficiente.

23 feb 2014

fuori sede

Votare fuori sede: la battaglia di chi non può tornare

In Italia gli studenti fuori sede sono circa 351.000, se aggiungiamo tutti i cittadini che si trovano fuori dal proprio comune di residenza per motivi lavorativi o meno che desidererebbero votare, il totale supererebbe abbondantemente il milione di persone. L’ordinamento italiano non prevede la possibilità di votare in un qualsiasi comune italiano dove sia presente un seggio elettorale: ogni cittadino, compresi gli studenti fuori sede ed i lavoratori, deve esercitare il proprio diritto di voto nel comune di residenza, dove si è iscritti alle liste elettorali.

22 gen 2014

Fuori sede

Carpooling, l’auto si condivide

Il termine Car Pooling, in italiano auto di gruppo, indica una modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra un gruppo di persone, con il fine principale di ridurre i costi del trasporto  ed è uno degli ambiti d’intervento della cosiddetta mobilità sostenibile. La pratica di condividere l’auto sta prendendo sempre più piede, non solo all’estero, ma anche in Italia.
 Uno dei soggetti coinvolti mette a disposizione il proprio veicolo, eventualmente alternandosi nell’utilizzo, mentre gli altri contribuiscono con adeguate somme di denaro a coprire una parte delle spese sostenute dagli autisti.

23 dic 2013

Fuori sede

Giornata dell’energia, patto dei sindaci

Lo scorso 22 Novembre si è svolta a Pratola la giornata dell’energia, attività informativa a tutta la popolazione a cura dell’università dell’Aquila. Ho incontrato il responsabile, l’Ing. Andrea Cinocca (PhD Student presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale, dell’Informazione e di Economia) il quale mi ha esposto l’iniziativa: « Il progetto al quale abbiamo aderito come Dipartimento, di concreto con la Provincia dell’Aquila, è stato quello di coinvolgere e far aderire tutti i Comuni della Provincia (obiettivo peraltro raggiunto) al progetto europeo “Covenant of Major – Patto dei Sindaci”. 

12 ago 2013

Fuori sede

Cnsu, Fiorini dell’UDU L’Aquila nuovo presidente

Nello scorso numero di Parle Serie abbiamo parlato delle elezioni universitarie del 21 e 22 Maggio per il rinnovo del CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari). Andrea Fiorini durante l’intervista

23 giu 2013

Giovani fuori sede

                Elezioni Universitarie – Intervista ad Andrea Fiorini

Lo scorso 21 e 22 Maggio si sono svolte le elezioni per il rinnovo del CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari) composto da 28 rappresentanti provenienti da diverse realtà universitarie italiane. Le istituzioni universitarie sono raggruppate, su base regionale, in quattro distretti territoriali: I Distretto-Valle D’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche; II Distretto-Piemonte, Lombardia, Liguria; III Distretto-Lazio, Toscana, Abruzzo, Umbria; IV Distretto-Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise. Per ognuno dei distretti territoriali, sono stati eletti 7 rappresentanti. Tra le principali novità rispetto alle ultime elezioni del 2010: scompaiono dalle schede elettorali le liste “Unicentro” (formate dai giovani dell’Udc) confluite nei giovani Pdl (Studenti per le libert@’) e “Blocco Studentesco” (movimento di estrema destra i cui militanti si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio”). 
Approda per la prima volta nel Nord-Ovest l’associazione apartitica nata e cresciuta nel Mezzogiorno “Confederazione degli Studenti” e si candida per la prima volta (e in tutte le Circoscrizioni) “Link ” lista di sinistra. L’Udu-Run-liste indipendenti è l’unica lista presente in tutti i collegi con la stessa denominazione e lo stesso simbolo, il “sole” dell’Udu, espressione del sindacato di sinistra dal 1994. Student Office, Obiettivo Studenti e Lista Aperta sono le liste vicine e Comunione e Liberazione (CL). Con oltre 40.000 preferenze in tutta Italia, l’Udu vince in tre collegi su quattro eleggendo 9 dei suoi candidati. CL mantiene il primato solo nel collegio del Nord-Ovest, dove si avvale del largo consenso ottenuto nella roccaforte Milano e si aggiudica cinque seggi. 
Tre, invece, i seggi conquistati da Azione Universitaria che ottiene risultati soddisfacenti a Catania, Venezia e in Campania. Bene Link che esordisce con quattro consiglieri eletti al CNSU, frutto di un vasto consenso nel Nord-Est, Sapienza, Pisa e Puglia. Studenti per le Libertà tre seggi e Unilab due, un consigliere per Confederazione degli Studenti e la Run.
RIPARTIZIONE SEGGI: 9 Udu, 3 AU, 5 clds, 4 Link, 3 Spl, 2 Unilab, 1 confederazione, 1 Run. Centro: 2 udu -2 link -2 au -1 clds -1 spl. Sud : 2 udu -2 spl -1 confederazione -1 run -1 AU. Nord est: 3 udu -2 clds  -1 azione -1 link. Nord Ovest: 2 CLDS -2 udu -2 unilab -1 Link.
GLI ELETTI: -CENTRO: Risultano eletti per l'Udu Andrea Fiorini (L'Aquila) e Pierdanilo Melandro (Roma); due seggi anche per Link con Fabio Cacciapuoiti (Pisa) e Luca Santolamazza (Roma), Giuseppe Francesco Romeo (spl) (Lumsa) e 1 per Azione Universitaria : Diana Fabrizi (Roma Tre) e Mattone (Roma 3) in quota Clds. -SUD: Salvo Di Chiara e Antonio Santoro (Udu), Fontana e Ciardulli (Studenti per le libertà), Iacono (Run), Francesco Testa (Confederazione degli studenti) e Minerva (Azione Universitaria Bari. -NORD-EST : Amico e Bucchi per Clds  Freda per AU, Chiocchetta per Link.  Per Udu, dopo una lotta per il terzo seggio risultano eletti Ester Peruffo,  Elena Lorenzi e Tommaso Alabardi. -NORD-OVEST: Per una manciata di voti Link ottiene un seggio strappandolo a Clds  Viene eletta Erica Garrone (Unito) al posto di Matteo Bertini (Politecnico).  CLDS ne elegge solo due: Lorenzo Roesel (Statale) e Francesco Castelli (Cattolica).  I due seggi di Udu-Run sono ad appannaggio di Massimiliano Morato (Brescia) e David Rossi (Polimi). UniLab elegge Vincenzo Giannico (Politecnico) e Angelo Antinoro (Bocconi), quest'ultimo sarà il primo bocconiano della storia ad essere eletto al CNSU. Nelle file dei dottorandi risulta eletto Giuseppe Montalbano (Adi) mentre tra gli specializzandi ad aver riscosso maggior consenso Giovanni Cerullo (Giovani Medici).
Strepitoso è il risultato dell’Udu l’Aquila che per la quarta volta consecutiva elegge un proprio candidato al CNSU ottenendo quasi 1.800 preferenze all’università dell’ Aquila e circa 2.300 in tutto il collegio. Schiacciante è il divario con le altre liste, l’Udu infatti raccoglie 2.391 voti di lista su 3.267 voti validi con il 73%. Lontanissime Lista Aperta (CL) con circa 500 voti, Azione Universitaria con 272 voti e Link 83 voti. La settimana scorsa ho incontrato il mio amico Andrea Fiorini eletto al CNSU con 2128 voti e ci siamo divertiti a fare un’intervista per questo giornale.

Ciao Andrea, prima domanda ,semplice, da dove vieni e cosa studi.
«Salve ragazzi, vengo da Arpino in provincia di Frosinone e sono alla Magistrale di Economia».

Spiegaci che cos’è il CNSU.
«Il CNSU è il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari ed è un organo consultivo e di rappresentanza nazionale degli studenti. È composto da 28 studenti eletti tra gli universitari iscritti a tutti i corsi di laurea nei quattro collegi in cui è divisa l’Italia, oltre che da un rappresentante dei dottorandi e uno degli specializzandi. La durata del mandato è di 3 anni. Possono votare per il CNSU tutti gli studenti iscritti regolarmente ovvero in regola con il pagamento delle tasse. Il CNSU può formulare proposte, rivolgere quesiti ed essere sentito dal Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, su materie di interesse generale per l’università o su eventi di rilevanza nazionale riguardanti la didattica, il finanziamento pubblico e la condizione studentesca».

Come ti sei avvicinato all’UDU?
«Come ben sai, subito dopo il sisma, l’Udu è stata sempre in diretto contatto con gli studenti e personalmente mi ha aiutato molto. Nel 2010 sono stato per la prima volta consigliere di facoltà (C.D.F.), nel 2011 sono entrato nell’esecutivo e dal Febbraio 2013 sono Coordinatore. Per la quarta volta l’Udu riesce ad eleggere un suo candidato al CNSU questo è un dato significativo sulle capacità di tutti i suoi componenti».

Grazie mille Andrea e buon lavoro.
«Grazie e voi e complimenti per il vostro giornale, con la pagina dedicata ai Fuori Sede create un contesto universitario anche per chi non frequenta e per chi fa il pendolare. Continuate così».
Ringrazio Roberto Naccarella giornalista di Uninews24 per avermi fornito materiale utile per l’articolo.

Fabio Presutti           

22 mag 2013

Giovani fuori sede


Fuori Sede ai tempi della crisi

“Io figlio di una casalinga e di un impiegato… eterno studente perché la materia di studio sarebbe infinita… son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato!”

Con queste parole, Guccini, parlava della sua vita da studente. Erano gli anni in cui, anche dal nostro paese, alcuni figli di contadini e artigiani, con enormi sacrifici, scelsero di continuare gli studi universitari con la speranza di avere un futuro migliore. Ovviamente di Guccini o di persone che potevano permettersi di fare gli eterni studenti ce n’erano ben pochi, infatti, ci viene raccontato che alcuni dovevano pagarsi i libri in cambio di sacchi di fagioli. Tanti sacrifici quindi, ma alla fine si aveva la certezza di un futuro roseo e di una vita ricca di soddisfazioni. Essere studente universitario negli anni ’60 era prestigioso, le borse di studio chiamate all’epoca “presalario” erano assegni concessi ai meritevoli e non agiati, non si trattava di grandi cifre e bisognava sgobbare per rientrare nei parametri di merito, ma era una boccata d’ossigeno e aveva una forte valenza simbolica. Con tutte queste difficoltà economiche, essere studente comportava grandi responsabilità ma significava anche partecipare attivamente alla vita politica ed economica di tutto il mondo. Nel ’68 il collettivo studentesco aveva dato vita ad una delle più grandi rivoluzioni civili e culturali di sempre, con la loro carica di contestazione, vacillarono governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società. Studenti e lavoratori non erano mondi così lontani e combattevano insieme per le stesse cose. 
Questi studenti, ormai cresciuti e diventati genitori, non hanno voluto che la loro storia si ripetesse con i figli; noi figli di quegli studenti o dei lavoratori che hanno lottato anche per noi, siamo figli del benessere e abbiamo forse sottovalutato l’importanza dell’opportunità che ci è stata data.
La crisi economica di questi ultimi anni aiuta a farci capire i sacrifici fatti dai nostri nonni e ci lascia enormi interrogativi su come andrà a finire. L’università è diventata una grande risorsa per le città ma spesso queste non si accorgono del potenziale economico ed umano che gli studenti riescono a dare alla città stessa. Per fare un quadro migliore della situazione attuale, abbiamo posto qualche domanda  ai tanti studenti Pratolani fuori sede per sondare le opinioni prevenienti da più parti d’Italia. Uno dei problemi principali che emerge dal sondaggio è l’affitto: abbiamo notato che questo è più contenuto nei piccoli centri fatta eccezione per L’Aquila che dopo il terremoto ha visto raddoppiare i costi di una camera. 
Nelle grandi città universitarie, per un posto letto si raggiungono cifre esorbitanti: eclatante il caso di Milano dove, da come ci viene raccontato, il costo di una singola varia dai 500 ai 900 €. L’unica nota positiva arriva da Torino, dalle parole di una ragazza emerge che le spese mensili sono diminuite rispetto al passato con un notevole miglioramento dei servizi. «E’ una città universitaria perfetta…punta sui giovani, sulla loro cultura, cerca di ridurre gli sprechi e burocrazia. Per me che vengo da un’altra realtà, alcune cose mi sono sembrate fantastiche». Con il peggiorare della situazione economica, lo studente si trova con un budget più limitato e spese maggiori, ciò comporta alcune rinunce, come privarsi dei propri hobby, di alcuni sfizi o di rivendere il materiale didattico degli esami sostenuti. Alcuni ragazzi hanno utilizzato le loro passioni, cultura, capacità per guadagnare qualcosa: ripetizioni, istruttore sportivo, barista, cameriere, DJ, promoter di prodotti, hostess sono i lavori più gettonati. 
Un ragazzo ci racconta: «I primi anni facevo il barista, poi ho capito che avrei guadagnato più soldi finendo gli studi dato che la mia spesa mensile era di 750 €, che non avrei mai guadagnato in un bar». Ad altri invece, viene negata la possibilità di trovarsi un lavoro dai genitori per paura che perdano di vista i propri obiettivi. Il Trentino Alto Adige e la Puglia agevolano gli studenti della propria regione, con contributi ed incentivi per alloggi a basso costo e pc a prezzo scontato. 
Altre invece raddoppiano la tassa regionale al diritto allo studio come l’Abruzzo. Emergono grandi lamentele per quanto riguarda la carenza di borse di studio che, anno dopo anno, diminuiscono visti i tagli all’istruzione e per l’eccessivo costo di fotocopie e tavole , per sostenere degli esami di laboratorio o revisione infatti si deve affrontare una spesa che va dai 150 ai 300 €. 
Vi lasciamo con la riflessione di una ragazza che penso racchiuda i sentimenti di noi tutti: «Guardando negli occhi i miei genitori che, mentre fronteggiano una crisi che ci sta piegando, mi sostengono sia economicamente che psicologicamente, ho nei loro confronti un sentimento di gratitudine che aumenta con i miei anni di fuori corso all’università! Riescono nonostante tutto a trasmettermi speranze, ottimismo e forza di volontà. La loro forza mi aiuta a dimenticare quel senso di frustrazione che provo nel pensare di stare studiando più per la gloria che per la prospettiva di un lavoro futuro».
Ringraziamo i nostri amici per aver fornito dati fondamentali per l’articolo: Antonello Pace, Federica D’AmatoChiara RosatoMarco Gualtieri da Pescara; Luca PetrellaSimonetta PalombizioSimona Presutti da Roma; Antonella Forgione e Luciana Pizzoferrato da L’Aquila; Martina Di Pillo da Torino; Claudia Liberatore e Stella Di Cesare da Perugia; Lorenza Petrella da Chieti; Luca Santilli Luigi Polce da Bologna; Alessio Margiotta da Ancona; Ilaria Presutti da Milano; Matteo Domeneghetti da Camerino; Viola D’Andrea da Siena.

Fabio Presutti - Alessia Di Loreto - Carla Villani                   

23 apr 2013

Giovani fuori sede


Fiaccolata sui resti di una città invisibile

L’AQUILA – 22.120: è il numero delle persone che trascorreranno il quarto anniversario del terremoto che ha colpito l’Aquila il 6 Aprile 2009 lontani dalla loro casa. Di questi, 15.266 vivono negli alloggi temporanei forniti dallo Stato, le tanto discusse “New Town” fatte costruire all’indomani del sisma contro il volere di buona parte della popolazione. 6.595 sono invece i cittadini che con un contributo di 600 euro a famiglia (per quelle più numerose) hanno trovato una sistemazione autonoma; 143 persone vivono ancora in alberghi e strutture ricettive (15 fuori regione) e 116 sono ospitate nella caserma della Guardia di Finanza.
Come ogni anno, giunge inesorabile il mese di Aprile, il maledetto mese di Aprile. Anche quest’anno decido di partecipare alla fiaccolata, lo devo a chi non è stato fortunato come me. Stando alle stime del Capo di Gabinetto della Questura dell’Aquila, Nicola Zupo, hanno preso parte al corteo in 12.000. La notte aquilana è illuminata dalle fiaccole, c’è un silenzio che gela il cuore, un cammino commovente, l’infinita tristezza si legge negli occhi lucidi della gente. Due ore dedicate non alla memoria, che è di tutti i giorni, bensì al lutto condiviso per le 309 vittime: 308, cui è stato aggiunto simbolicamente, ha ricordato nei giorni scorsi in Senato la Parlamentare aquilana Stefania Pezzopane, il nome di una bambina che quella mattina sarebbe dovuta nascere in ospedale, ma che non è mai nata. 1.600 furono i feriti e 100.000 gli sfollati, tra le vittime mi preme ricordare i 55 universitari fuori sede. La fiaccolata parte intorno alle 22.30 da Via XX settembre, sono con Carla e durante il percorso ci tornano in mente degli aneddoti che riescono a strapparci un timido sorriso. Passiamo davanti la Casa dello Studente, una breve sosta di 10 minuti, grandi momenti di emotività, lacrime a fiumi rigano i volti di molte persone. 8 ragazzi, studenti come me, hanno perso la vita in questo che è diventato il simbolo della tragedia. 
Qualche minuto dopo la mezzanotte l’arrivo a Piazza Duomo che a malapena riesce a contenere la folla. Subito dopo, in un clima di commozione generale, vengono letti i nomi delle 309 vittime…minuti strazianti. Vengono liberati in aria 309 palloncini bianchi, intanto la chiesa delle Anime Sante è già piena e si avvia la veglia di preghiera che si conclude intorno le 3:32 con 309 rintocchi di campana. Un centinaio le persone presenti in piazza, un epilogo che ha generato interrogativi sulle modalità di organizzazione dell’iniziativa che quest’anno ha proposto un percorso diverso e anticipato alle 22 anziché mezzanotte e l’Omelia dell’Arcivescovo Giuseppe Molinari anticipata rispetto al passato.
 Hanno partecipato alla fiaccolata il Sindaco Cialente, la Senatrice Pezzopane, il Ministro per la Coesione Territoriale Barca, il Presidente della Provincia Del Corvo, quello della Regione Chiodi e una trentina di Parlamentari “Grillini” guidati dalla Senatrice aquilana Enza Blundo e dal Capo Gruppo  al Senato Vito Crimi. Troppe scusanti, scaricabarile, nascondigli dei politici in questi anni, gli Aquilani si sentono abbandonati e presi in giro dallo Stato e dalle istituzioni. Il ministro Barca, incaricato dal governo Monti per la ricostruzione del cratere sismico, ha più volte sostenuto la presenza di fondi certi da impiegare.

L’annunciato avvio dei lavori previsto per il 21 Marzo si è rivelato soltanto l’ennesima promessa non mantenuta. Nell’ultima visita a l’Aquila, il ministro ha affermato che il comune ha finalmente stilato un cronoprogramma per la ricostruzione del centro storico e non solo. La modalità di finanziamento avverrà a flusso continuo o tramite la reintroduzone della Cassa Depositi e Prestiti? E soprattutto, ci sono i 10 miliardi necessari? Il sindaco Massimo Cialente, piuttosto che esprimersi in merito, afferma che in caso di mancata erogazione dei fondi, l’Aquila rinuncerà al tricolore, manderà via il Prefetto e si proclamerà Repubblica Indipendente, lasciando basiti gli stessi aquilani. C’è un gran caos nel capoluogo e la gente è stufa di assistere a questi teatrini. 
Davanti l’Auditorium del castello, un piccolo gruppo di cittadini ha contestato la Parlamentare Paola Pelino, piccoli segnali di rivolta popolare? Cialente intanto appare pessimista: «Questo è l’anniversario più brutto perché si è persa la speranza. Le responsabilità dell’amministrazione comunale nei ritardi della mancata ricostruzione? Non aver messo le bombe! La città sta mollando, vivere qui è impossibile, nel 2016 non ci saranno neanche 40.000 abitanti, per evitare questo, l’Aquila va ricostruita in 5 anni; servono ancora 7 miliardi di euro». Parole molto dure quelle di Chiodi, ex commissario alla ricostruzione che attacca Cialente e la “casta” di 3 personaggi che sarebbero i veri artefici dell’attuale situazione di stallo. Molto fiducioso il Ministro Barca che afferma: «Arriveranno 5 miliardi. Uno sarà affidato entro fine anno, ora c’è depressione, ma presto girerà molto denaro».
In questo caos istituzionale decido di tornare a casa subito dopo la mezzanotte, voglio attendere le 3.32 solo, come quattro anni fa per sfidare le paure e le ansie, superarle e andare avanti. Sono le 3.32 su Facebook scrivo: “ci vuole più coraggio per dimenticare che per ricordare”…dopo qualche minuto riesco a dormire con la speranza che tutto torni come prima e con la consapevolezza che dopo quattro anni ho vinto questa paura.

Fabio Presutti

22 mar 2013

Giovani fuori sede


Arrivederci L’Aquila…


Cara  “L’Aquila mè”,
è passato tanto tempo da quando ci siamo conosciuti.
Era un settembre di qualche anno fa quando ti abbiamo scelta perché eri la più bella.
Le tue montagne ci hanno stretto in un abbraccio, la tua vita scorreva in tutti i vicoli del centro storico e ci riempiva il cuore…ed i calici!

La tua sapienza risplendeva nelle facciate dei palazzi, nei rosoni delle chiese e risuonava  nelle note che uscivano dalle sale dei teatri.
Eri bellissima!

Cara L’Aquila,
siamo stati bene insieme, ma ora dobbiamo parlarti.
Da quella brutta notte qualcosa è cambiato, è successo tutto così in fretta… tu sei cambiata e forse anche noi.
Quando qualcuno voleva portarci via da te trapiantandoci nelle “new town”, ci siamo battuti affinché questo modello di ricostruzione non si avverasse, abbiamo sperato che fosse una soluzione temporanea e che tu ritornassi ad essere quella di sempre, anzi, più bella di prima.
Siamo rimasti al tuo fianco per sostenerti in un momento difficile della tua storia, contro la paura, contro la tristezza, contro il malumore con la sola speranza di rivederti e di esserci.
Invece ci hai illuso!
Per molte volte abbiamo sentito promesse mai mantenute sulla tua ricostruzione, ci siamo sentiti presi in giro da chi forse non ti ama quanto noi.
Sono passati ormai quattro anni e passeggiando in centro, tutto ciò che rimane sono strade buie, sorvegliate da militari che ti tengono quasi sotto assedio, i portoni dei palazzi puntellati  dove ormai non entra più nessuno “crescono disordinati” tra le erbacce che dominano il centro, le tue luci che ci facevano compagnia durante le nostre passeggiate adesso sono quasi tutte spente e….ci fai paura!
Sei diventata trascurata, disordinata, sciatta e fragile.
Sei stata imbrogliata da questi personaggi che promettono fantomatici progetti di centri commerciali sotto la tua piazza fantasma; quella stessa piazza che ha accompagnato tante generazioni di studenti, che ha visto giocare madri, padri e bambini la domenica mattina, che ha fatto innamorare tanta gente.
Non ti senti sola?

Adesso dobbiamo salutarti, saremmo comunque dovuti andare via; i nostri studi sono quasi giunti al termine.
Se non fosse successo tutto questo, ci saremmo salutati con tanta malinconia, sapendo di lasciarti un pezzo di noi, della nostra indipendenza, del nostro essere diventati grandi.
Invece ora quasi spaventati ti diciamo che forse non ci  mancherai più come prima, ma come si dice, a volte, odio e rabbia sono più forti dell’amore.
Sarebbe bello però, un giorno vedere i nostri figli viverti come abbiamo fatto noi e magari loro potranno, a differenza nostra, vivere e lavorare nella città che amano dopo gli studi.
Tu realizza i nostri sogni e aiutati  a ritornare come prima.
La tua intelligenza e la tua sapienza ti aiuteranno a distinguere chi ti vuole bene da chi ti vuole male.
Noi ti vogliamo bene…e non ti scorderemo mai.


Fabio Presutti
Carla Villani
Alessia Di Loreto



22 gen 2013

Giovani fuori sede


LA BELLEZZA DI ESSERE UN PRATOLANO

L’altro giorno, tra un gruppo carbonilico e uno carbossilico, decido di fare una pausa caffè e accendo la Tv. La mia attenzione cade subito su una delle tante trasmissioni spazzatura in onda il pomeriggio, si parla di giovani e delle difficoltà che hanno nell'apprezzare le proprie origini, specialmente nel caso di paesini di provincia lontani dalle grandi città. Seguo la puntata per qualche minuto, ma al terzo intervento senza senso (nota caratteristica di queste trasmissioni), spengo, continuo a studiare e successivamente decido di scrivere quest’articolo.

Quando sei costretto a trasferirti in grandi città per motivi di lavoro o studio, spesso e volentieri ti trovi a confrontarti con delle realtà totalmente nuove, culture diverse, persone mai viste.
Il primo “problema” che si pone è rispondere alla famosa domanda: ”Di dove sei?"
Beh, io sono orgoglioso di aver sempre risposto "Pratola Peligna" (anche all’estero!) a costo di dover riepilogare tutta la geografia dell’Italia! Sarebbe stato più semplice rispondere vicino Sulmona, vicino Pescara o in provincia dell’Aquila come fanno in molti, ma non ho mai sentito questa necessità.

Noi PRATOLANI sentiamo molto l’appartenenza alla nostra cittadina, a mio avviso molto più di altri, ed è senza dubbio un sentimento bellissimo. 
Dire “Sono di Pratola” è il miglior biglietto da visita immaginabile! Perchè dico questo? Beh, in questi anni vissuti a l’Aquila ne ho viste di tutti i colori con i miei amici. I primi tempi, quando conosci persone molto più grandi di te, ti presenti timoroso come una matricola di Pratola, ma loro immaginano già chi sei! Iniziano racconti su amici in comune, personaggi di Pratola, vere e proprie leggende e nella loro testa tu sei come loro. Poi con il tempo, gli amici che provengono da tutt’Italia, associano i tuoi modi di fare all’essere Pratolano e iniziano ad amare la tua terra! 

Non scorderò mai la convivenza di 4 anni con un ragazzo di Giulianova, un vero e proprio fratello: voglio raccontarvi un aneddoto in merito. 
E’ iniziato tutto per gioco, usavamo il dialetto per confonderlo e siamo passati a dei veri e propri “esami” di Pratolano. Questo ragazzo dopo qualche mese parlava Pratolano quanto noi.  Un giorno una ragazza di Pratola lo conobbe per caso in nostra assenza e pur non essendo al corrente della nostra amicizia, lo scambiò per Pratolano visto il suo modo di parlare! Tantissimi nostri amici, affascinati dai nostri racconti muoiono dalla voglia di venirci a trovare, ed una volta giunti a Pratola li vedi al settimo cielo, entrano nel bar e sono praticamente a casa, vengono accolti a braccia aperte da tutti, girano il paese, riconoscono tutti i personaggi sentiti mille volte nei nostri racconti e non vorrebbero più andar via.

Una cosa simpatica da menzionare è la necessità che il Pratolano ha di lasciare il segno ovunque vada. Sarà capitato a tutti di leggere la famosa frase: "PRATOLA KUMMANN!". Si trova ovunque, muri, autogrill, treni, autobus e persino sulla Torre Eiffel, saranno anche "atti di vandalismo" ma personalmente la cosa diverte tanto. 
Poco più di un anno fa ho partecipato alla manifestazione degli indignati a Roma e avevo voglia di riassumere la mia rabbia con un pizzico d’ironia. Quale modo migliore di usare il Pratolano? Uscì fuori un cartellone con su scritto:”Ioje m’è rutt i cujeun!!!”. Lo slogan ha fatto il giro del mondo: oltre che sui siti locali, è finito su Sky, Corriere e Repubblica suscitando clamore ed entusiasmo nella nostra cittadina.
Questo è l’essere Pratolano che intendo io. Spontaneità, onestà, simpatia con tutti... 
... E a quelle persone che provano imbarazzo a dire che sono di Pratola dico di non avere timore perchè la gente ci ama!

Fabio Presutti

18 dic 2012

Giovani fuori sede


PREVENZIONE PER VIVERE SENZA TIMORE.
6 Aprile 2009, 21 interminabili secondi, i più lunghi della mia vita.
L'Aquila, capoluogo d’Abruzzo, città ricca di storia, con più di 20.000 universitari. Stava diventando mano a mano la città ideale per ogni studente. Io vivevo là da ben 5 anni e mi era ormai entrata nel cuore.
Ricordo ancora lo sciame sismico che da mesi stava lanciando dei segnali ma noi non ci sentivamo minimamente intimoriti, anzi ogni scossa era una scusa per far baldoria.
A distanza di 3 anni non riesco a capire come non mi sia mai passato per la testa che forse sarebbe potuto succedere qualcosa.
Non se ne parlava e le poche voci che circolavano erano rassicuranti.
Tutto questo provoca in me una grande rabbia perchè ho vissuto questo periodo con estrema superficialità. Forse perchè non ho avvertito nessun allarmismo tra la gente né tra la popolazione locale, che pure avrebbe dovuto conoscere nel dettaglio la sismicità storica della propria città, né tra gli studenti, sia aquilani che fuori sede.
I terribili ricordi di quella notte saranno per sempre nelle mia mente, sono sempre presenti nei miei sogni e sarà impossibile cancellare quelle immagini dentro di me.
Senza scendere nel particolare, posso solo affermare che rimanere bloccato sotto le macerie di casa e vedere le mura venir giù a pochi metri da me, è qualcosa di impossibile da descrivere  e non si può augurare nemmeno al peggior nemico.
Quando realizzi di essere vivo e pressochè illeso, pensi ad un miracolo,alla buona sorte, a tanti altri fattori, ma con il tempo ti rendi conto che è qualcosa che ti cambia nel profondo.
Le ore subito dopo la scossa sono state tremende ed ugualmente indescrivibili.
Sentivo richieste d'aiuto da sotto le macerie e intravedevo gambe e braccia, uno scenario da brivido.
Si scavava con la speranza di trovare qualcosa,poteva trattarsi di anziani,bambini,animali,vivi,cadaveri e moribondi. Tutto questo di notte, con il buio che dominava i vicoli del centro storico ormai ridotto a brandelli,  dove ciò che era parso resistere poteva venir giù ad ogni successivo movimento della terra.
Oggi sento di avere la capacità e la razionalità di poter riflettere su ciò che si poteva prevenire.
Il 6 aprile ha lasciato delle crepe non solo sulle mura dell'Aquila, ma nella vita di tutti noi.
In quei lunghissimi secondi, la vita normale di tutti i giorni è andata in frantumi, distrutto dalla noncuranza, dalla superficialità, dall'UOMO. Mi sento in dovere di prestare attenzione alla vita che mi circonda, guardare la mia città, viverla al meglio e curarla perchè sia perfetta e a misura di cittadino, per avere la certezza che non saranno pochi secondi a portarmela via.
Noi come Spazio Giovane, come Associazione Culturale o come semplici cittadini di Pratola, possiamo e dobbiamo fare molto per affrontare situazioni simili nel migliore dei modi.
La storia insegna che questi eventi si ripetono nel tempo con intervalli più o meno uguali.
Con questo non voglio dire che possiamo prevederli, come sostiene qualcuno, ma posso affermare con certezza che, vivendo in una zona ad alto rischio sismico, dovremo prima o poi fare i conti con un violento scuotimento.
La nostra zona, il Sulmonese e la Maiella, sono infatti aree ad altissimo rischio sismico. La faglia di Campo di Giove si è rivelata responsabile del terremoto del 1706, l’ultimo sisma di vaste proporzioni che ha interessato la Valle Peligna, oltre ad essere stato uno dei più disastrosi nell’Italia centro-meridionale. La magnitudo stimata per quel sisma è tra 6.6 e 6.7, i morti nella sola Sulmona furono intorno a 1000 e furono rase al suolo Pratola, Campo di Giove, Prezza, Cansano, Raiano, Rivisondoli, Roccaraso, con un elevatissimo numero di morti e feriti. Ebbero a patire gravissimi danni, morti e feriti anche Popoli, Corfinio, Roccacasale, Pettorano e Tocco a Casauria, così come al di là del versante i centri chietini, colpiti da una seconda scossa qualche ora dopo la principale: Fara San Marino, Palena, Lettopalena, Taranta Peligna e Lama dei Peligni.
Sono pertanto passati 306 anni dall’ultimo terremoto devastante, e la nostra zona assieme ad altre in Italia è indiziata probabilisticamente per una scossa forte nel futuro prossimo. Domani? Nel 2020? Tra 50 anni? Non possiamo saperlo. Ciò che mi preme sottolineare è che non voglio affrontare la situazione con superficialità per la seconda volta.
Anzitutto andrebbe controllata la stabilità di tutti gli edifici pubblici e privati da persone esperte in materia. Successivamente vanno invitate le istituzioni di tutta la Valle Peligna ad organizzare giornate d'informazione nei confronti della popolazione, sia nelle scuole che nelle piazze: è fondamentale che le persone conoscano il rischio del proprio territorio, gli eventi che periodicamente si presentano e il comportamento da tenere prima, durante e dopo una scossa di terremoto.
Sono convinto che la prevenzione sia fondamentale per evitare tragedie, le vittime non vengono provocate dal terremoto ma dall'uomo! In Giappone, in California e in altre zone soggette a terremoti molto forti e frequenti, fin da piccoli, si è coscienti e consapevoli di cosa può accadere e delle misure da adottare nell’occasione. Non possiamo più, al giorno d’oggi, affidarci alla Provvidenza Divina, esorcizzando la paura con frasi come “preghiamo Dio che non faccia il terremoto”: i movimenti nelle faglie presenti nel sottosuolo a chilometri e chilometri di profondità sono qualcosa di ineluttabile: può avvenire oggi, domani, tra 10 anni o tra 100, può interessare la nostra generazione o le future.
Dobbiamo essere pronti nell’evenienza, dobbiamo lavorare da subito tutti insieme per essere in grado di fronteggiare l’evento quando si presenterà, in modo da salvaguardare la nostra città e le nostre case e non piangere una lunga lista nera di parenti, amici e compagni strappati alla vita non dal terremoto, ma dalla negligenza.
                  
FABIO PRESUTTI