Nibali: Re d’Italia vince il "trofeo senza fine"
Classe,forza, umiltà. Tre parole per descrivere un uomo: Vincenzo Nibali. Tre parole per un colore: il rosa. Ecco che nella passerella finale di Brescia viene incoronato "Re Vincenzo", lo "Squalo dello Stretto" cresciuto nella terra di Sicilia e adottato dalla Toscana quando aveva solo 14 anni. Molti sacrifici sin dall'adolescenza, grazie ai quali è riuscito a diventare ciclista professionista nel 2005 con la Fassa-Bortolo guidata da Giancarlo Ferretti, a vincere la Vuelta di Spagna nel 2010 ed ora a coronare il sogno di vincere il Giro d’Italia, la corsa più difficile del mondo nel Paese più bello del mondo. Ragazzo tranquillo e lottatore, ha sempre combattuto per la rosa rispettando alla lettera il motto di questo Giro, "fight for pink".
Ha dominato su tutto e su tutti, risultando il migliore e aggiudicandosi ben due tappe di questa corsa: la cronoscalata con arrivo a Polsa, facendo praticamente terra bruciata attorno a sè, e l’arrivo sulle Tre cime di Lavaredo laddove campioni del calibro di Charly Gaul, Vincenzo Meco e tanto per dirne un altro il "cannibale" Eddy Merckx hanno scritto la storia del ciclismo degli anni ’50 e ’60. Anche Vincenzo ha lasciato il segno su quelle tre vette ormai diventate colonne portanti della corsa rosa.
E allora grazie Vincenzo, orgoglio d’Italia e di tutti gli italiani, per essere riuscito a far vivere a milioni di spettatori che seguono il Giro (sia sulle strade sia in televisione) emozioni straordinarie. Quel pugno alzato in cielo sulle Tre cime in segno di vittoria è valsa tutta la tua gloria, la gloria di un ragazzo che ha desiderato ardentemente vincere il Giro d’Italia e l’ha vinto da grande campione. Modello di ciclista in un'era dove il doping ha segnato pagine nere di questo sport, e di leader di una squadra che ha sostenuto il proprio capitano dalla prima all’ultima frazione di questa 96° edizione della corsa rosa.
Un applauso va al direttore sportivo Giuseppe Martinelli, che fin dal primo giorno di corsa ha svolto un lavoro impeccabile e ha creduto nelle doti di questo corridore, accompagnandolo col rosa sulla pelle fino alla sua Brescia. Commoventi le lacrime del gregario nonchè compagno di stanza di Nibali Valerio Agnoli, che dopo l'arrivo alle Tre cime ha espresso tutta la sua gratitudine nei confronti innanzitutto della squadra e poi del suo capitano. Un plauso va infine a tutti i ciclisti che hanno avuto modo di partecipare a questa edizione del Giro d’Italia, partito dal sole del lungomare Caracciolo di Napoli fino ad arrivare al duomo di Brescia, percorrendo con precisione tremilacinquecento chilometri del nostro amato stivale. Ci complimentiamo perché, anche in condizioni di salute precarie, hanno saputo resistere alle condizioni climatiche più avverse come veri e propri "eroi", perché così meritano di essere chiamati questi ragazzi che ogni anno ci regalano innumerevoli momenti di trepidazione con scatti,fughe e volate, animando le passioni della gente in ogni città d’Italia.
Venanzio Presutti
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